Addio Danesin, bottegaio che ha viziato Treviso

«Il padrone deve essere il primo ad arrivare, l’ultimo ad andare via». È nata così la fortuna e la solidità della bottega “Danesin”. Ferruccio, scomparso mercoledì sera all’età di 88 anni, aveva imparato la lezione dal padre. L’aveva fatta propria a suon di camion di formaggi scaricati in prima persona, viaggi in Italia alla ricerca di prodotti e primizie, idee da far diventare impresa delle quattro mura di un negozio aperto nel 1930, quando Corso del Popolo era ancora Corso Vittorio Emanuele e dove nemmeno ieri, nonostante il lutto, il banco ha smesso di lavorare.
«La vita è una cosa, la bottega un’altra». Ripeteva spesso guardando anche agli amici a cui aveva dovuto dire addio come Giordano Turi, il “fratello” del Siletto. E così il negozio ha continuato a lavorare nonostante il lutto, scandendo la consegna di ogni sacchetto con un abbraccio da parte dei tantissimi trevigiani che ieri hanno aggiunto la voce “condoglianze” alle lista della spesa in Corso del Popolo.
Nulla a che vedere con i sensazionali “lo spettacolo deve continuare”, l’idea di Ferruccio era molto più semplice, concreta come lui, abituato fin da bambino a faticare per riuscire. «Si lavora per rispetto della gente, dei clienti, dei dipendenti e dei fornitori a cui non si deve chiudere la porta in faccia senza motivo» spiegava Ferruccio. E ieri, per tutta la giornata, la porta a vetri del negozio ha continuato ad aprirsi e chiudersi muovendo l’epigrafe con il suo volto sereno.
Sfuggito alla naja delle seconda guerra mondiale per un soffio di calendario (era troppo giovane), Ferruccio l’aveva vissuta lavorando, condividendo difficoltà, fatica e soprattutto passione con papà Luigi, che dopo una vita spingendo il carretto tra i mercati di paese aveva deciso di aprire bottega arruolando il figlio prima come garzone, poi come erede delle sue responsabilità mentre il fratello Luciano (morto alcuni anni fa) si dedicava ad altri investimenti commerciali (i negozi Colle e Simonetti) diventando poi anche importante esponente della Dc.
Luigi e Ferruccio, insieme, hanno costruito “Danesin” aggiungendo al banco dei formaggi quello dei salami, i primi cibi di importazione nazionale e internazionale, le prime particolarità. Ed è stato il coraggio dei due commercianti a fare di Danesin anche la cucina di molti trevigiani nei tempi in cui “portare a casa già fatto” era quasi una bestemmia. Non a caso quando aprirono le cucine iniziando a sfornare piatti, pasticci, verdure, carne seguendo l’intuizione e il ricettario di un Bepi Maffioli, le buste in cui infilavano tutti i pacchetti erano anonime...
In cucina si alternavano in tanti, c’era Celestina Bastianon, mamma del gourmet Bruno Bassetto che da Danesin ha trascorso intere notti della Vigilia di Natale preparando le vetrine che il giorno dopo avrebbero dato spettacolo in Corso. Era c’era pure Guido Marin, gastronomo, decano dei piatti della bottega che con Ferruccio condivideva anche l’amore per la bicicletta.
Trevigianissimo, aveva vogato con i Canottieri Sile, partecipato all'Accademia della Cucina, fondato il Rotary Treviso nord e lo Judo club. Ma Treviso l’aveva anche cambiata, seguendo un’idea imprenditoriale. Fu propri lui a inventarsi d’aprire i portici lungo il Corso perdendo metri di bottega. «Te si mato» gli dissero. Ma lui, viaggiando, aveva visto le botteghe “delle grandi città”, «lì avevano tutte il portico», raccontò ai figli. Era un bel vedere. E gli occhi, come ha insegnato sempre la vetrina di Danesin, sono la prima cosa da ammaliare. Guardava in alto e lontano, Ferruccio, perchè ben capiva il piacere di una pizzetta calda in un pezzo di carta oliata.
Federico de Wolanski
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