Addio al vescovo anti-camorra Padoin e quei 12 anni a Pozzuoli

Il monsignore aveva 89 anni, lunedì il funerale in Duomo a Pieve. Ebbe incarichi  in Vaticano. Commosso  il ricordo di Corrado Pizziolo
Borin Refrontolo messa a un mese dalla tragedia dei quattro morti
Borin Refrontolo messa a un mese dalla tragedia dei quattro morti

PIEVE DI SOLIGO.È’ morto il vescovo anti-camorra, monsignor Silvio Padoin, che dal 1993 al 2005 è stato a capo della diocesi napoletana di Pozzuoli. «A Napoli c'è la camorra, è vero, e in queste settimane si è fatta sentire in modo convulso e violento, seminando odio e paura – raccontava - ma ancora una volta ha messo in risalto che il regno del male è in se stesso diviso: una faida è contro un'altra faida». Dopo alcuni giorni di agonia, monsignor Padoin si è spento nella notte tra il 30 e il 31 ottobre all'ospedale di Conegliano, dove era ricoverato da due settimane.

Nato a Pieve di Soligo l'11 aprile 1930, era stato ordinato sacerdote il 9 aprile 1955. Dopo essere stato vescovo di Pozzuoli tra il 1993 ed il 2005, Padoin ha vissuto i suoi ultimi anni nella Casa del Clero di Vittorio Veneto. «Ricordo con stima e gratitudine la sua figura – testimonia il vescovo Corrado Pizziolo di Vittorio Veneto - uomo intelligente e realizzativo, svolse per più di 30 anni un delicato e importante servizio nella Congregazione per i vescovi, in Vaticano». Pizziolo ricorda che Padoin a Pozzuoli conquistò clero e fedeli, grazie alla sua passione pastorale e al lavoro che svolse senza risparmiarsi, sorretto da una grande forza di volontà e da una salute molto solida. «Nel 2005 – continua Pizziolo – lasciò l’incarico per raggiunti limiti di età, ma continuò per lunghi anni anche nella nostra diocesi l’impegno episcopale, attraverso l’amministrazione del sacramento della cresima o partecipando a incontri e celebrazioni, cui era molto spesso chiamato. Il ricordo che egli ha lasciato in tutti i luoghi del suo servizio è sicuramente molto positivo». «E’ stato un pastore autentico innamorato della sua gente, di grande fede e squisita umanità - dice Marco Zabotti, direttore scientifico dell’Istituto Beato Toniolo - un sacerdote esemplare, con bontà d'animo e dedizione totale alla vita della comunità cristiana. Amava tantissimo la sua Pieve, e noi oggi rendiamo omaggio alla sua persona e alla sua testimonianza con affetto e profonda riconoscenza». Il funerale sarà celebrato lunedì 4 novembre, alle 15, nel duomo di Pieve, presenti numerosi vescovi. Ed è attesa pure una larga partecipazione dal Napoletano. «Un napoletano nato in Veneto»: così a Pozzuoli, infatti, definivano il vescovo Padoin. Il prelato è stato per 33 anni alla Congregazione per i vescovi: il suo compito era quello di preparare la documentazione per la nomina dei vescovi.All’inizio degli Anni Ottanta monsignor Padoin fu a un passo dal partire per il Kenya come missionario. «Mi portavo da tempo questo desiderio nel cuore. Andai per qualche tempo in Kenya e tornai “cotto per l’Africa”. Decisi di partire e ottenni il via libera dal Vaticano. Ma pochi giorni prima della partenza venni ricoverato d’urgenza al Policlinico Gemelli: me la cavai quasi per miracolo. Al piano superiore c’era papa Giovanni Paolo ricoverato a seguito dell’attentato di Alì Agca». E così, per motivi di salute, sfumò il sogno africano. Già in quiescenza, a Refrontolo ha celebrato la messa in memoria dei morti al Molinetto della Croda, ad un mese dalla tragica fine. —

Francesco Dal Mas

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