Accoltella l’operatore della Caritas e fugge: giovane ricercato
È successo alla casa della Carità di via Venier, a Treviso, protagonista un 29enne straniero. Per l’addetto ferite al volto e choc. Don Baratto: stop ai servizi per 7 giorni

Il migrante camerunense, già noto ed allontanato dalla casa della Carità di via Venier, non ha accettato l’invito dell’operatore che cortesemente gli ricordava di non poter più avere accesso ai servizi per i pregressi comportamenti violenti ed il mancato rispetto delle regole del centro.
E lo ha aggredito ferendolo con un improvviso fendente al volto – coltellino o taglierino – per fortuna in modo non grave.
L’operatore, 35 anni, ha riportato ferite guaribili in 10 giorni, come hanno certificato i medici del Pronto Soccorso del vicino Ca’ Foncello dov’è stato trasportato e medicato. Oltre al comprensibile stato di choc.
Il migrante africano, 29 enne, conosciuto anche dalle forze dell’ordine, per il suo carattere violento e la sua instabilità è fuggito, ed è ora ricercato dalla Polizia, accorsa subito sul posto.
Tutto è accaduto lunedì sera, verso le 22, alla mensa della struttura della Caritas, faro cittadino dell’assistenza ai bisognosi.
L’aggressione ha scosso la Caritas trevigiana, e tutto il mondo dell’assistenza volontaria cattolica. C’è anche un precedente, che risale al 2024. Ed il direttore don Bruno Baratto, dopo una breve riflessione, ha scelto di dare un segno: i servizi di mensa, lavanderia, bagni e doccia, ascolto e saranno sospesi per una settimana, fino al 18 maggio. Quello di accoglienza notturna prosegue, ma a condizioni stabilite assieme agli ospiti.
«Il ferimento, per fortuna lieve, di un operatore in servizio da parte di un ex ospite, è un fatto che ci impone una temporanea sospensione dei servizi , e questo tempo sarà per noi prezioso per riflettere su come garantire maggior sicurezza a operatori e volontari. Ma, soprattutto, per capire come continuare ad offrire servizi che fanno il bene non solo di chi ne usufruisce, m dell’intera comunità. Perché rimane comunque necessario, per il bene di tutti, prendersi cura di chi ha maggior bisogno».
Don Baratto approfondisce la questione, all’esatto confine tra servizio, solidarietà e sicurezza :«Lavorare con persone in situazione di fragilità è un impegno che dà la soddisfazione di prendersi cura di chi più ne ha bisogno. Comporta, però, anche difficoltà e qualche rischio, e pure questo va preso in adeguata considerazione, per tutelare al meglio chi si assume la responsabilità di un simile impegno», sottolinea il direttore della Caritas Tarvisina.
«E negli ultimi tempi, purtroppo, vi è stato un aumento di manifestazioni di aggressività tra coloro che usufruiscono dei servizi Caritas in Casa della Carità, soprattutto nell’accesso alla mensa. Con un numero di persone molto alto, che arriva a sfiorare il centinaio ogni sera, il rischio aumenta. Aumentano coloro che per motivi diversi si ritrovano particolarmente incattiviti dalla vita, fanno uso di sostanze, o hanno scompensi a livello psichico. E se anche rimangono una piccola minoranza, ma i comportamenti di pochi mettono a rischio l’incolumità di operatori, volontari e anche degli altri ospiti».
La Caritas conferma dunque l’incremento del disagio psichico, con tutte le conseguenze del caso.
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