Accoglienza migranti, la Prefettura chiarisce i 114 milioni: «Costi effettivi di un terzo»
Bando sull’accoglienza diffusa in provincia di Treviso, la Prefettura spiega la cifra da 114 milioni: è una previsione massima legata ai posti disponibili, mentre la spesa effettiva sarebbe molto più bassa

«Quella di 114 milioni è una cifra impegnativa, è corretta ma è la somma tra le risorse indispensabili e clausole accessorie di salvaguardia automatica, che consentono di agire immediatamente senza fare atti aggiuntivi. I costi effettivi saranno pari a un terzo di quell’importo». Dalla prefettura arrivano i primi chiarimenti relativamente al bando sull’accoglienza diffusa che campeggia tutt’oggi sul sito ufficiale e che si chiuderà il prossimo 30 settembre.
Il nodo dei posti
A spostare l’asticella delle entrate per le cooperative dell’accoglienza sarà il numero dei posti effettivi richiesti e, quindi, del numero di richiedenti asilo arrivati in città. «Se dovessimo arrivare a 1.100 posti, considerando gli affitti e le strutture in provincia, il costo sarebbe un terzo di quello richiesto. Questo tipo di procedura dobbiamo prevedere un aumento del 100% dei posti e quindi mettere a budget una cifra molto più alta di quella effettiva».
Dalla prefettura sottolineano la differenza tra costi figurativi presunti e quelli effettivi: «I costi figurativi presunti fanno apparire un appalto di 6-7 milioni come un appalto di 21 milioni di euro». Il paradosso emerso in questi giorni risiede proprio nel fatto che il numero effettivo dei richiedenti asilo debba essere moltiplicato per due a prescindere degli arrivi effettivi sul nostro territorio. Anche perché i posti nelle strutture sono riservati ai cittadini stranieri che arrivano in Italia e presentano domanda di protezione internazionale. Una volta ottenuto il permesso gli ospiti devono lasciare la struttura e richiedere un’accoglienza di secondo livello.
I quattro bandi
Il bando della prefettura, in realtà, è un insieme di quattro bandi, diversi a seconda della capacità di accoglienza della struttura. C’è una prima tipologia che sono le case. «Sono le unità abitative, quindi gli appartamenti che affittano le cooperative per poi destinarle all’accoglienza», chiarisce la prefettura, «poi ci sono le strutture collettive fino ad un massimo di 50 posti, poi quelle da 50 a 100 posti, infine un altro tipo di struttura collettiva da 100 a 300 posti».
Al momento le strutture operative nella Marca sono cinque e sono gestite dalla cooperativa Hilal guidata da Abdallah Khezraji, la società Civico 1 di Luigi Gasparetto e il Ceis di Belluno, il cui referente è don Gigetto De Bortoli. Per partecipare al bando ci sarà tempo fino al 30 settembre.
«Per noi è una questione di lavoro: siamo in difficoltà a reperire alloggi, perché i privati hanno paura di affittare a degli stranieri, e quando ci riusciamo rischiamo di prendere in affitto delle strutture per niente, perché è molto probabile che non ci saranno nuovi arrivi. Sembra che saremo destinati a perderci sempre», si lascia sfuggire uno degli addetti ai lavori.
Le altre strutture
I quattro bandi riguardano l’accoglienza diffusa nella Marca, da questo rimangono fuori due strutture. L’ex caserma Serena di Dosson e l’ex caserma Zanusso ad Oderzo. Entrambe saranno soggette a cambiamenti: ad ottobre verrà indetto il bando per la gestione per i prossimi tre anni. Una gara che riserverà grandi sorprese soprattutto in territorio opitergino, dove sarà necessario un cambiamento strutturale oltre che dei servizi offerti all’interno ai migranti.
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