Abuso di social e iperconnessi Già 15 intossicati dagli smartphone

L’Usl 9 sviluppa una strategia anti-dipendenza. Zanusso: «Invitiamo le famiglie a segnalarci le situazioni in cui l’uso dei computer è accompagnato da reazioni aggressive e ripetute»
Young Boy Using Laptop --- Image by © Jeffrey Bender/Corbis
Young Boy Using Laptop --- Image by © Jeffrey Bender/Corbis

In Cina e in Giappone sono note come “web addiction”, ovvero dipendenze digitali, ora i primi casi stanno comparendo anche nella Marca. Una quindicina di trevigiani, perlopiù adolescenti, ne sono affetti e sono entrati in terapia per disintossicarsi dall’abuso di smartphone, videogiochi e internet.

«Questa problematica non è sempre facile da intercettare, ma invitiamo le famiglie a prestare molta attenzione e a segnalarci quelle situazioni in cui l’utilizzo di telefonini e videogiochi sia accompagnato da reazioni aggressive e ripetute nel momento in cui si cerca di togliere al proprio figlio questi strumenti tecnologici». È l’appello lanciato da Germano Zanusso, direttore del dipartimento dipendenze dell'Usl 9.

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Lo psicologo si rivolge ai genitori consigliando loro di non trascurare tempi e modi con cui i propri figli utilizzano la tecnologia tra le mura domestiche. La problematica non riguarda solo il capoluogo. I primi casi di giovani dipendenti dal digitale stanno emergendo anche nell’Usl 8. Per la prima volta, la struttura sanitaria è intervenuta varando un protocollo che coinvolge medici, psicologi e famiglie per aiutare i pazienti malati a reagire all’uso smodato e incontrollato di smartphone, personal computer a iPad.

«Stiamo seguendo una quindicina di ragazzi con questo tipo di vulnerabilità», conferma il dottor Pasquale Borsellino, direttore dell’Unità operativa materno-infantile età evolutiva e famiglia di Valdobbiadene e Montebelluna. L’approccio terapeutico si suddivide in varie fasi e prevede interventi differenziati a seconda della gravità della patologia e dell'età del paziente preso in carico dai servizi.

«Si lavora sempre su due fronti con una terapia psicologica mirata che va alle radici del disturbo» continua Borsellino «da una parte interveniamo con il trattamento sulla personalità del paziente poiché c’è la dipendenza dallo strumento ma anche quella psicologica». La persona con dipendenza viene affiancata intervenendo sul disagio ma anche incentivando il recupero delle relazioni affettive e sociali, perse a causa dell’uso smodato della tecnologia.

Allo stesso tempo, se si tratta di minori, la terapia prevede di supportare anche i genitori, chiamati a regolare l’accesso al web da parte dei propri figli. Madri e padri vengono coinvolti e aiutati a limitare gradualmente l’accesso alla rete oppure i tempi in cui il ragazzo può utilizzare lo smartphone o il pc». Difficile chiarire quali siano le cause che possono portare a una simile dipendenza ma, secondo gli esperti, ci sarebbero dei punti in comune con le più classiche dipendenze da alcol, droga e gioco d'azzardo.

«Tutte le forme di dipendenza hanno un unico punto di origine» spiega l’esperto «i soggetti che sono dipendenti da nuove tecnologie, così come chi fa uso di altre sostanze, hanno una personalità simile, caratterizzata da un atteggiamento passivo, tendente alla povertà relazionale e non sono autonomi sul piano personale. La terapia va quindi a indagare i rapporti familiari e le relazioni del soggetto, visto che anche le dipendenze da “touchscreen” sono una risposta alla mancata possibilità di dialogare con i propri coetanei. Questo fenomeno emergente conferma che anche la tecnologia è diventata un rifugio alle non risposte che non si trovano all’esterno, nei rapporti umani e genitoriali. È da queste lacune che bisogna partire, intervenendo primariamente sulla personalità del dipendente digitale».

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