La storia di Paolo, 14 anni: 10 ore al giorno davanti la display

TREVISO. Paolo ha 14 anni, vive nella provincia di Treviso, e passa almeno 10 ore al giorno davanti allo schermo di telefonino, computer e iPad. Quando si sveglia la prima cosa che fa è prendere il suo smartphone per guardare cosa è successo su Facebook mentre lui dormiva. Anche facendo colazione, gli occhi restano puntati sul cellulare. Interrompe solo quando suona la campanella e cominciano le lezioni.
Sbuffa e non vede l'ora di uscire dalla classe. Quando torna a casa per pranzo, ai genitori rivolge un sorriso veloce e poi si rituffa subito sul web. Naviga, “chatta”, “posta” foto sui social network, commenta e “linka” canzoni. Anche i compiti sono diventati un problema, tolgono tempo al suo mondo fatto di pixel e parole digitate da una tastiera.
Esce poco, Paolo. Invece dello sport preferisce starsene in camera per una partita a “Metal gear solid” uno dei tanti videogiochi “sparatutto”. Non si rende conto del tempo che passa, quattro, cinque ore, finché la madre non lo chiama per cena. Lui non riesce a staccarsi. Litigi, urla, porte che sbattono. La storia di Paolo è una delle tante che si potrebbero raccontare per descrivere il fenomeno delle “web addiction” le dipendenze digitali che stanno affiorando anche nel Trevigiano.
«Il fenomeno si spiega con diversi fattori», afferma Gianfranco Bettin, sociologo ed esperto di condizione giovanile, «il primo ha a che vedere con la facilità di accesso di questi mezzi e con la loro diffusione. Secondariamente con l’interattività dei dispositivi che sono tascabili e ci rendono iperconnessi. E ancora sono apparecchi molto appetibili, impattanti e ricchi di potenzialità, molto di più rispetto all'avvento di televisione e radio».
Motivi e moventi che possono esporre ad un abuso delle nuove tecnologie in un'epoca in cui si fanno strada solitudine e povertà di relazioni umane. «Il tema della dipendenza si pone in termini duplici. C'è la dipendenza dalla tecnologia e quindi dall’oggetto e c’è la dipendenza dai contenuti che lo stesso ci offre» aggiunge Bettin. Un aspetto confermato dagli ultimi dati diffusi dall'Equipe Interprovinciale Protezione Minori dell'Usl 9. Un ragazzino su 4 entra in contatto con persone sconosciute che gli propongono situazioni a sfondo sessuale, tramite Internet.
«La problematica del consumo precoce di pornografia esiste. Nell'era dei nativi digitali il web favorisce lo scambio di immagini e materiali ben prima che inizi l'età della vitalità sessuale del soggetto» continua Bettin «un'altra forma di compulsione riguarda invece la tendenza a visitare siti che riportano scene di violenza o che la simulano, come fanno videogiochi e playstation». Affrontare la rivoluzione sociale che la tecnologia ha innescato sarà quindi la sfida dei prossimi anni, conclude il sociologo: «Non va demonizzato il rapporto con il web che costituisce uno strumento di progresso importante, ma è chiaro che l'immersione negli universi digitali, soprattutto per i più piccoli, va controllata. (v.c.)
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