A Treviso tolto il reddito di cittadinanza a una suora, per l’Inps: «Ha il padre ricco». E lei fa causa

TREVISO. Una suora contro l’Inps, che prima le ha dato e poi tolto il reddito di cittadinanza. La vicenda ha dell’incredibile a partire dalla protagonista, suor Carla, 45 anni, religiosa trevigiana delle Orsoline, che opera a Roma. Sostenuta dall’associazione Giustitalia, ha avvito un ricorso presso il Giudice di Pace per difendere quelli che considera sacrosanti diritti.
«non è giusto»
«Non è giusto che mi tolgano il reddito di cittadinanza a cui ho diritto». Sarà vero? Giustitalia, associazione di consumatori e utenti, è balzata qualche tempo fa agli onori della cronaca per un’altra vicenda sempre legata al reddito di cittadinanza, che sarebbe stato chiesto da Anna Maria Franzoni e poi respinta dall’Inps. Notizia poi smentita da Paola Savio, avvocato della mamma di Cogne.
Ma l’associazione, su suor Carla, non ha dubbi e presenta a testimonianza le carte legali del ricorso all’Inps. Un altro contorno strano della vicenda è apprendere che frati e suore possano comunque chiedere questo nuovo sussidio. In effetti è fattibile, poiché la loro condizione è diversa da quella dei sacerdoti, il cui sostentamento trova disposizione nelle normative della Cei, la Conferenza episcopale italiana, che garantisce un minimo reddituale a parroci e viceparroci.
La soglia di reddito Cei, invece, non trova applicazione nei confronti dei religiosi che rispondono al proprio ordine di appartenenza e il cui unico guadagno può essere eventualmente rappresentato dai compensi derivanti dall’attività lavorativa esterna: scuole, ospedali o altro. Di conseguenza, se il frate o la suora si trova al di sotto delle soglie minime, può chiedere il reddito o la pensione di cittadinanza.
«Lei è ricca»
Così è accaduto a suor Carla che lo scorso aprile aveva ottenuto il sussidio, 518 euro. Ma le colpe (anche fiscali) dei padri spesso ricadono sui figli e così l’Inps, dopo aver esaminato l’Isee del 2018, quello richiesto a integrazione della domanda, ci ha ripensato e un mese fa ha considerato la religiosa trevigiana non idonea.
Perché il padre della religiosa, Guido, è un imprenditore titolare di due alberghi, a Rimini e ad Amalfi. Troppo benestante perché la figlia potesse chiedere il reddito di cittadinanza. «Ma la suora non abita più con il padre: da febbraio presenta una diversa residenza anagrafica, non rientrando così nell’Isee paterno come prima», dice Marco Ferrari di Giustitalia.
«vincerò la causa»
Suor Carla presta servizio in una scuola materna di Roma ma, seguendo le direttive canoniche e le regole dell’istituto, non ha diritto a possedere beni e non gestisce gli eventuali stipendi, che finiscono nelle casse dell’istituto, nella cui sede romana vive oggi.
La religiosa ha vissuto a lungo con il padre poiché la sua è stata una vocazione tardiva e i “voti perpetui” risalgono a quattro anni fa. In ogni caso i passi compiuti per ottenere il reddito di cittadinanza sarebbero corretti e su questo si basa il ricorso. Non sono molti in Italia frati e suore che hanno richiesto questo sussidio, magari per sostenere azioni di carità nel territorio in cui operano.
Il caso di suor Carla ha suscitato scalpore poiché qui siamo di fronte a somme date e ora sospese, con il rischio che l’Inps chieda indietro quanto versato finora, pari a quattromila euro, somma ingente. Secondo gli auspici di Giustitalia il ricorso dovrebbe andare e buon fine.
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