A Treviso Natale con il Fisco, tributi da pagare per un miliardo: ecco tutte le scadenze

TREVISO. Oltre un miliardo di euro da pagare entro fine anno, una buona fetta del gettito complessivo annuale che per la Marca supera gli 8 miliardi (secondo lo studio della Cgia). È il conto - per difetto - che il fisco presenta ai trevigiani, un “regalo di Natale” confezionato dalle scadenze ravvicinate, tutte a dicembre, di tributi e imposte, una serie di adempimenti che non fa differenze tra privati cittadini e imprese.
A complicare le cose ci si è messo, quest’anno, il quadro normativo: «Il modello unico per le dichiarazioni dei redditi ci è stato inviato soltanto lo scorso 3 dicembre» denuncia David Moro, presidente Ordine dei commercialisti di Treviso, «un ritardo che complica un’attività resa sempre più macchinosa dalla burocrazia». Bocciati anche gli Isa, Indici sintetici di affidabilità.
le scadenze
Il peggio, in un certo senso, è passato, perché i trevigiani (salvo dimenticanze o errori) hanno già versato il saldo Imu-Tasi 2019 entro lunedì scorso, 16 dicembre, non a caso considerato il “Tax day” di un mese comunque ricco di scadenze. Lo stesso giorno scadeva, per le imprese, il pagamento delle ritenute Irpef dei lavoratori dipendenti e dei collaboratori.
E ancora: entro venerdì (20 dicembre) vanno versati i contributi per gli impiegati del settore logistica, trasporto merci e spedizioni; entro il 27 dicembre va effettuato il versamento dei contributi a favore degli impiegati agricoli, e lo stesso giorno scade il versamento dell’acconto Iva; il 31 dicembre scade la comunicazione dei dati retributivi e contributivi all’Inps dei lavoratori dipendenti, da parte dei titolari. A dicembre, inoltre, la liquidità delle aziende si svuota anche per tredicesima, quattordicesima, chiusura dell’esercizio. E l’altro mese “caldo” per il Fisco, dopo dicembre, sarà gennaio: un tour de force che non fa respirare i contribuenti.
moduli in ritardo
Le ultime settimane hanno costretto agli straordinari gli studi dei commercialisti trevigiani. Prima di tutto per l’arrivo in ritardo del Modello Unico, per la dichiarazione dei redditi. «Ogni anno questa attività sta diventando più complessa» commenta David Moro, «avere una continua complicazione delle procedure per paura di evasione ed elusione fiscale colpisce il contribuente onesto. Non dà fastidio la pressione fiscale, o almeno non solo quella, è come si utilizzano quei soldi a preoccupare. Siamo al 126esimo posto per investimenti legati al gettito fiscale, significa che non si utilizza bene ciò che l’erario introita».
isa bocciati
Il 2019 è stato l’anno degli Isa, Indici Sintetici di Affidabilità. Una sorta di pagella degli imprenditori: chi non la supera va incontro ad accertamenti fiscali.
Su come nascono quelle pagelle, tuttavia, si è scatenata la polemica: «Mi è capitato di assistere un ingegnere con ottimo reddito e azienda solida, ma con un voto negativo perché non aveva registrato correttamente tutti i costi, compresa la scheda carburante» continua Moro, «gli Isa chiedono documentazione relativa agli otto anni precedenti, basta una distrazione o un po’ di pigrizia per avere un indice di affidabilità insufficiente che comporta ulteriori controlli. Non è questo il modo di procedere: non vanno sanzionati gli errori. Anche la fatturazione elettronica sta creando diverse problematiche».
giù i consumi
La concentrazione di tasse a fine anno genera una riduzione dei consumi diffusa, secondo la Cgia di Mestre. «Se la spesa natalizia registrata l’anno scorso ha sfiorato i 10 miliardi di euro – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – va ricordato che negli ultimi dieci anni è crollata del 30 per cento. Questa contrazione ha penalizzato soprattutto i negozi di vicinato, mentre gli outlet e la grande distribuzione sono riusciti, almeno in parte, ad ammortizzare il colpo inferto dall’e-commerce che, negli ultimi 4-5 anni, ha assunto dimensioni sempre più importanti.
Con meno tasse e con una tredicesima più pesante, daremmo sicuramente più slancio alla domanda interna che, in Italia, rimane ancora troppo debole, anche nei restanti 11 mesi dell’anno». Il problema, peraltro, non è solo trevigiano: a livello nazionale, secondo la Cgia, «il Fisco troverà un regalo da quasi 43 miliardi di euro».
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