25 Aprile, la cerimonia in piazza: «Treviso sempre antifascista»

In centinaia in piazza Indipendenza hanno intonato Bella Ciao. Il sindaco: «La libertà conquistata ci affida il compito di difendere il valore delle parole e restituire dignità al confronto»

I cittadini che intonano Bella Ciao
I cittadini che intonano Bella Ciao

«Treviso è stata, è, e sempre sarà antifascista». Il primo cittadino Mario Conte lancia un appello affinché «non ci siano equivoci», affinché ognuno «faccia di questo principio un modello sociale». Un messaggio che risuona in ogni angolo di piazza Indipendenza, gremita per la cerimonia ufficiale dell’ottantunesimo anniversario della Liberazione con la deposizione delle corone alle lapidi dei Partigiani e Internati caduti. In centinaia hanno intonato Bella Ciao: il coro si è levato per inaugurare e concludere la mattinata di festa. 

Il valore della parola

«La libertà conquistata con la Resistenza ci affida oggi un compito: vigilare sul linguaggio pubblico, difendere il valore delle parole, restituire dignità al confronto», esordisce il sindaco, «una democrazia solida si riconosce anche da questo: dalla capacità di discutere senza umiliare, di confrontarsi senza distruggere».

«Vale la pena ricordare come molte delle grandi rivoluzioni della coscienza siano passate attraverso la forza mite di persone capaci di restare salde senza rinunciare alla gentilezza, alla misura e al rispetto», continua, «penso a Giacomo Matteotti, Alcide De Gasperi, Sandro Pertini, Gandhi, Martin Luther King,  Nelson Mandela, Giovanni Paolo II, papa Francesco, papa Leone che ci hanno richiamato più volte al valore della misura, della giustizia e della responsabilità anche nell’uso delle parole».

 

La cerimonia in piazza Indipendenza
La cerimonia in piazza Indipendenza

«No alle guerre»

«Veniamo da una storia che affonda le sue radici nella Resistenza, nelle lotte che hanno dato sostanza ai valori della Costituzione», esordisce il presidente Anpi di Treviso Giuliano Varnier, «in Italia ci sono stati due Risorgimenti: il primo guidato dagli intellettuali, il secondo che vide protagonisti contadini e operai, portatori di nuovi diritti e nuova partecipazione». 

«Oggi dobbiamo dire con forza no alla guerra e sì alla pace e alla diplomazia, per fermare i conflitti che insanguinano il mondo, dall’Ucraina al Medio Oriente. Non possiamo restare indifferenti davanti ai massacri», conclude, «la Resistenza non è solo memoria: è impegno nel presente. Significa difendere e attuare la Costituzione, a partire dai suoi principi fondamentali». 

 

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