La protesta di De Stefani «Pago la multa con la vacca»

MONTEBELLUNA. Cesare, Onesta e Natalina a spasso in via Dante Alighieri, a Montebelluna. È venerdì mattina, e sono diretti alla sede dello Spisal, per pagare una multa. Non ci sarebbe nulla di strano: e invece, Onesta è una “vaca bisa”, una mucca grigia alpina, e Natalina la sua vitellina di dieci mesi (compiuti oggi). Cesare è il proprietario dell’ormai celebre Osteria senza Oste sui colli di Valdobbiadene, e i suoi due compagni di viaggio a quattro zampe sono l’ultima battaglia contro lo Stato: «Mi è arrivata una multa da 1.750 euro perché mancava un documento nell’assunzione a un dipendente: e io la pago con un bene di mia proprietà, di valore superiore».
La “vaca bisa” Onesta, in questo caso. Così Cesare De Stefani, salumiere di professione e oste per passione, ha condotto, ieri mattina, la sua ennesima battaglia «contro la burocrazia e i burocrati». Si è presentato agli uffici dell’Usl di Montebelluna con la mucca e il vitellino, oltre che con il figlio e con il dipendente in questione: «Pagando la multa in contanti, non potrei pagare lo stipendio al dipendente, e sarei costretto a lasciarlo a casa». Sguardi perplessi da parte dei funzionari, mentre invece De Stefani incassava la solidarietà di quanti incontrava lungo il percorso. La sua protesta era stata annunciata con due fogli attaccati alla porta d’ingresso dell’Osteria, pochi giorni fa, in cui spiegava gli ultimi avvenimenti. Il sopralluogo dello Spisal all’Osteria è dello scorso giugno. Controllano la regolare assunzione di un paio di dipendenti dell’azienda agricola di De Stefani, e in un caso riscontrano la mancanza del Documento Valutazione Rischi. Leggerezza? Dimenticanza? Fatto sta che lo Spisal stacca una multa di 1750 euro. A niente valgono le scuse di De Stefani, né la promessa di fornire quanto prima il foglio mancante, né la spiegazione che i compiti di quel dipendente sul terreno dell’Osteria sono a basso rischio: si traducono, in sostanza, nello sfalcio dell’erba e nel dar da mangiare agli animali. Ecco il perché della protesta: «Se quei 1750 euro non ce li ho, prima che mi pignorino qualcosa ho deciso di anticipare io un bene di mia proprietà. Avrei potuto portare la mucca al macello, e venderne la carne, ma sono affezionato a Onesta». A fine ottobre scade il contratto del lavoratore: «Anche a causa della multa, non sarà rinnovato. È questo che vogliono? Noi veneti lavoriamo e sopportiamo tutto in silenzio. A volte, però, serve il coraggio di combattere». La singolare proposta di baratto ha spiazzato i funzionari Spisal: vale o no, un bene personale, come pagamento di una multa? Gli uffici hanno formalmente registrato l’offerta: tempesta di cervelli con l’ufficio tributi della Regione, nei prossimi giorni, per capire se una “vaca bisa” può sostituire un bonifico.
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