Medaglia d’oro a tre eroi del Molinetto

Casagrande gettò le corde agli amici, Padoin salvò chi era finito sugli alberi, Stella liberò un amico dalla furia del Lierza
Di Andrea De Polo
FRAME DA VIDEO ESCLUSIVO / Un fermo immagine tratto da un video pubblicato sulla Tribuna di Treviso mostra un uomo aggrappato ad una trave all'interno del capannone allagato dall'esondazione del torrente Lierza al Molinetto della Croda, Refrontolo (TV), 3 agosto 2014. .++ PER GENTILE CONCESSIONE DELLA TRIBUNA DI TREVISO +++ OBBLIGO DI CITARE FONTE+++
FRAME DA VIDEO ESCLUSIVO / Un fermo immagine tratto da un video pubblicato sulla Tribuna di Treviso mostra un uomo aggrappato ad una trave all'interno del capannone allagato dall'esondazione del torrente Lierza al Molinetto della Croda, Refrontolo (TV), 3 agosto 2014. .++ PER GENTILE CONCESSIONE DELLA TRIBUNA DI TREVISO +++ OBBLIGO DI CITARE FONTE+++

REFRONTOLO. Si sono gettati nell’acqua melmosa del Lierza per trascinare a forza i loro amici fuori da quell’inferno. Ne hanno aiutati altri che si erano arrampicati sugli alberi per salvarsi. Hanno improvvisato un sistema di corde perché i soccorritori potessero lavorare senza il rischio di essere trascinati via dall’acqua. Rischiando la propria vita, ne hanno salvate molte altre, e per questo la Provincia ha proposto anche per loro il conferimento della Medaglia d’oro al merito civile. Sono Enrico Casagrande, Daniele Padoin e Adriano Stella, tre degli “Omi” che nell’inferno del 2 agosto al Molinetto hanno dimostrato lucidità, coraggio e tanto sangue freddo, mentre attorno a loro un’onda di due metri travolgeva tutto e tutti, lasciando sugli argini del torrente quattro vittime.

Negli istanti immediatamente successivi alla tragedia, hanno collaborato con i fratelli Massimo e Fabrizio Lorenzon, e con il vigile del fuoco Roberto Bechevolo, le altre tre persone candidate a un riconoscimento ufficiale per i soccorsi prestati. Due mesi e mezzo dopo quella notte, emergono nuovi dettagli sugli istanti della tragedia. Casagrande, Padoin e Stella sono a tavola con un’altra ottantina di persone, durante l’ormai celebre “Festa dei Omi”. Casagrande resta all’interno del tendone fino a che non arriva l’onda di piena, che lo scaraventa in acqua. Sbattuto dalla corrente contro un argine, riesce miracolosamente a uscire dal letto del torrente, e corre a casa dei fratelli Lorenzon per chiedere aiuto. Assieme a Padoin, assicura alcune corde alle rive del fiume e agli alberi, in modo che le decine di altre persone che ancora stanno lottando per non essere portate via dalla corrente abbiano un appiglio sicuro al quale aggrapparsi. La violenza dell’acqua è impressionante, e l’onda alta almeno un paio di metri: per questo, qualcuno si aggrappa agli alberi incontrati lungo il percorso.

Quando l’acqua si abbassa, anche scendere dagli alberi diventa un problema: sono ancora Casagrande e Padoin ad aiutare chi è appeso alle piante, ormai allo stremo delle forze. Stella resta in acqua a lungo: l’impeto del Lierza lo scaraventa contro un guard rail, ed è la sua fortuna. Si aggrappa al metallo del guard rail, e da quella posizione riesce a liberare Toni Casagrande, incastrato sott’acqua da una trappola mortale di fango e detriti. Per la Provincia, comportamenti da medaglia d’oro: «Va riconosciuto pubblicamente il valore delle azioni, l’abnegazione e il coraggio dimostrati in una situazione di pericolo».

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