Avanti con Stamina, ma adesso su Alice è scontro tra giudici

ASOLO. Fosse per le carte, Alice potrebbe essere sottoposta al metodo Stamina da domani. Non è nemmeno stato un «sì», ma un semplice ribadire un concetto già espresso quattro volte. Il giudice del Lavoro di Treviso ieri pomeriggio ha confermato l’ordinanza relativa alla piccola Alice. Secondo il tribunale la dodicenne, che lotta dalla nascita con gli esiti di un’infezione batterica contratta quando era ancora nel grembo della madre, deve essere curata con Stamina: sono state autorizzate le infusioni a base di staminali. A nulla sono valse le rimostranze degli Spedali civili di Brescia, mosse dal direttore generale della struttura ospedaliera. Il giudice le ha registrate, come ha accolto la lista di eccezioni presentate dai legali della bambina, Marco Vorano e Dario Bianchini. Tutto fatto? Basta un «sì» a Stamina pronunciato dal giudice per sbloccare una situazione ferma da quasi due anni? L’ordinanza del giudice del Lavoro (civile) ora si scontra ora con il sequestro (penale) ai laboratori eseguito dai carabinieri del Nas. Da qualche mese è tutto bloccato, cristallizzato. Una guerra tra Procura di Torino, Spedali di Brescia e avvocati di pazienti che chiedono di poter accedere al metodo Stamina.
Alice, che vive con la famiglia in un Comune dell’Asolano, è tra i pazienti che vogliono essere curati con il contestato protocollo di cura a base di staminali messo a punto da Davide Vannoni. «Il giudice non ha né sospeso né ritirato l'ordinanza con la quale ordinava agli Spedali di infondere la terapia ad Alice», ha spiega l'avvocato Marco Vorano, «ciò significa che, sulla carta, la bambina potrebbe avere le cure da subito». Lo scoglio da superare è il sequestro penale eseguito dal Nas, contro cui la famiglia di Alice è intenzionata a dar battaglia: «Perché una sentenza di un giudice civile dovrebbe valere meno di un sequestro penale? Ritengo che il sequestro delle cellule, avvenuto con quei modi neghi proprio il diritto ad Alice di beneficiarne», continua l’avvocato. Una via d’uscita per il rompicapo forse c’è: si chiama legge Balduzzi, che, tra le sue pieghe, garantisce le cure autorizzate da un provvedimento del giudice. In attesa di sciogliere questo nodo, oggi per la famiglia di Alice è in programma la prova più difficile: mamma e papà saranno davanti al tribunale dei minori che dovrà stabilire se potranno mantenere la patria potestà sulla bambina.
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