Furto in anagrafe: c’è la denuncia

Il Comune di Spresiano si costituisce parte civile contro l’impiegata accusata di truffa e peculato
Di Federico Cipolla
Borghesi Giavera del M. il sindaco Fausta Gottardo incontra gli operai Faram, Sindaco di Spresiano Riccardo Missato
Borghesi Giavera del M. il sindaco Fausta Gottardo incontra gli operai Faram, Sindaco di Spresiano Riccardo Missato

SPRESIANO. Nessun equilibrismo, e nessuna difesa. Ora anche il Comune di Spresiano si getta all’attacco nel procedimento a carico della dipendente dell’anagrafe accusata di truffa e peculato. Nell’ultima riunione la giunta ha deciso di presentare una denuncia e di costituirsi parte civile nel processo a carico dell’impiegata. L’incarico è stato affidato agli avvocati Andrea De Checchi e Francesco Stilo, che dovranno ora difendere le ragioni del Comune in tribunale. Un atto che sembrava per certi versi dovuto, ma che ha tardato ad arrivare. La denuncia-querela sarà presentata contro ignoti, e non contro l’impiegata indagata. Il perché è presto detto: non c’è alcuna condanna e, al momento, alcuna prova definitiva che l’impiegata sia la responsabile dei fatti che le vengono addebitati.

Un aspetto non solo tecnico, e necessario a non esporre il Comune al rischio di ritorsioni. L’ente però vuole tutelare la propria immagine e eventualmente ottenere un risarcimento, da qui la decisione di costituirsi parte civile. Il caso è scoppiato il 14 maggio scorso, quando all’alba i carabinieri della stazione di Spresiano si sono presentati nell'abitazione della funzionaria e negli uffici dell'anagrafe in municipio con un mandato di perquisizione sottoscritto dal pm Valmassoi. Secondo l'accusa, la funzionaria indagata, al momento della redazione delle pubblicazioni matrimoniali, si sarebbe fatta consegnare anche il denaro per la marca da bollo. Invece di provvedere ad apporre il "sigillo", la donna avrebbe tenuto per sé il denaro piazzando sul documento marche vecchie, staccate da documenti precedenti.

Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, in alcune occasioni la donna si sarebbe fatta consegnare anche più denaro di quello necessario per acquistare la marca da bollo. Per la difesa, invece, l'ammanco ammonterebbe a poche centinaia di euro in quattro anni. Una somma definita «irrisoria» dalla stessa difesa, che è pronta a spiegare tutto, a dimostrare la «totale estraneità alle ipotesi di reato che vengono contestate». Ma l’impiegata, sospesa in via cautelare dal giudice delle indagini preliminari Angelo Mascolo, è al centro di un’altra indagine che la vede accusata di omissione in atti d’ufficio. La funzionaria non avrebbe infatti registrato i nuovi nati del 2014 tanto che i registri risultano praticamente bianchi.

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