Lavori sul sagrato Esposto contro il don per abuso edilizio

Dopo il braccio di ferro con la parrocchia il Comune di Casier ha deciso di tutelarsi inviando una segnalazione in Procura
Di Rubina Bon
ALLEGRANZI CASIER PAVIMENTAZIONE ESTERNA CASA DEL PRETE
ALLEGRANZI CASIER PAVIMENTAZIONE ESTERNA CASA DEL PRETE

CASIER. La parrocchia pavimenta il sagrato della chiesa e lo spazio antistante la canonica, ma i lavori non sono autorizzati da alcun ente: dopo le diffide da parte del Comune a bloccare l’intervento, ieri è scattata la segnalazione alla Procura della Repubblica di Treviso. A presentare la denuncia per abuso edilizio, su mandato della giunta che ha voluto così auto tutelarsi, il segretario comunale Pier Paolo Cartisano. Nel mirino la parrocchia di San Teonisto e il suo legale rappresentante, il parroco don Roberto Maccatrozzo. A Casier in queste ore non si parla d’altro. Anche perché i lavori nelle scorse settimane non sono certo passati inosservati. La querelle tra Comune e parrocchia era nell’aria già da qualche tempo, ieri l’atto finale con la segnalazione dell’abuso edilizio alla Procura. La vicenda affonda le proprie radici nei mesi scorsi, quando la parrocchia fa un primo tentativo di pavimentazione dell’area del sagrato della parrocchiale, datata 1753, a pochi metri dall’ansa del Sile, in uno degli scorci più belli della Marca. La zona davanti e sui lati della chiesa, oltre che quella davanti alla canonica, dovrebbe essere lasciata con l’erba. Passi il ghiaino che da tempo era stato steso anche per praticità, ma le piastrelle (che sarebbero state regalate alla parrocchia da un’azienda della zona) proprio no. I lavori, realizzati da una squadra di volontari, erano quindi stati bloccati. Il Comune infatti non ne sapeva niente. E così pure il Parco del Sile, essendo la chiesa nel cuore del territorio protetto, e anche la Soprintendenza. Questione chiusa e intervento finito in cassetto? Nient’affatto. Perché a fine gennaio i lavori di pavimentazione del sagrato riprendono, con una interruzione solo in concomitanza con le piogge di inizio febbraio. La polizia locale esce in sopralluogo, trova un gruppetto di volontari al lavoro e diffida la prosecuzione del cantiere abusivo. Seguono una serie di riunioni tra il Comune, il parroco don Roberto, i tecnici, viene coinvolto pure l’ufficio Arte sacra della Diocesi di Treviso. Ma le piastrelle, intanto, continuano a essere posate, fino a completare il sagrato, in barba a permessi, vincoli artistici e ambientali e pure al rischio idrogeologico che insiste sull’area. L’intervento è rimbalzato di bocca in bocca in paese, tra chiacchiere e critiche, tra chi lo considera un’opera fatta in buona fede e chi invece grida già allo scempio e alla bruttura. Impossibile per il Comune non procedere contro il parroco, al pari di un qualsiasi altro cittadino, con l’aggravante che il cantiere ha interessato una zona vincolata.

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