«Dovevo ammazzarla non ce la facevo più»

Moreno Coletti al pm racconta perchè ha ucciso la madre Paola Saporosi Erano in terrazza, l’ha presa per le gambe e l’ha gettata oltre la ringhiera
Di Fabiana Pesci
Guerretta Conegliano via Friuli,1 luogo dell' incidente il corpo di Paola Saporosi
Guerretta Conegliano via Friuli,1 luogo dell' incidente il corpo di Paola Saporosi

CONEGLIANO. «Doveva finire». Moreno Coletti voleva chiudere con le vessazioni, i maltrattamenti, le angherie che subiva dalla madre, Paola Saporosi. L’ha buttata giù dall’ottavo piano del palazzo di via Friuli convinto che con la morte della mamma si sarebbe gettato alle spalle anche quella vita che gli andava stretta, che non sopportava più. Ha aspettato che Paola, 65 anni, ex ostetrica dell’ospedale di Conegliano, uscisse nella terrazza dove stava fumando una sigaretta dopo il caffè. Poi l’ha spinta spalle alla balaustra, l’ha afferrata per le gambe e, facendo perno sul muretto del balcone, l’ha capovolta, facendola volare giù all’indietro. Paola ha cercato un appiglio, ha provato a salvarsi. A testimoniare la violenza cieca con cui quel figlio assassino ha deciso che martedì pomeriggio «doveva finire» restano i segni sulle gambe di Paola. Sono rimasti, evidenti, nonostante quel volo di quasi trenta metri che le ha straziato il corpo, non l’ha solo uccisa.

«Doveva finire»

L’uomo dopo aver ucciso sua madre ha chiamato la polizia e ha atteso, freddo come il marmo, l’arrivo degli agenti. Ieri sera Moreno Coletti è stato interrogato dal pubblico ministero Giovanni Valmassoi alla presenza del suo avvocato Valerio Brescacin. Non ha spiegato che cosa abbia innescato la miccia della sua rabbia. Al pm ha detto che «doveva finire quella vita di maltrattamenti e soprusi». È andato lì per ucciderla, davanti agli inquirenti ha affermato che non poteva più subire. Si sentiva annichilito da quella situazione persecutoria. Sua mamma, quella donna che secondo Moreno Coletti era troppo dura con lui. Lei, così religiosa (aveva un passato da testimone di Geova) ne stigmatizzava i comportamenti, lo bacchettava sempre.

Lui, in cura da uno specialista per la sua fragilità psicologica, aveva deciso che era sua mamma l’origine di tutti i suoi problemi.

Le indagini

Il pubblico ministero Valmassoi, titolare dell’inchiesta, vuole accertare lo stato di salute mentale di Coletti, che risulta incensurato. Vuole capire se e quanto fosse malato. Dall’interrogatorio è già emerso qualcosa che non quadra. Un’ora di domande, di richieste di chiarimenti, nel corso della quale l’omicida non ha lasciato trasparire nemmeno un’emozione. Si è giustificato dicendo che non sopportava più il comportamento di sua madre. Per lui, forse, questo rappresentava un motivo sufficiente per scaraventarla giù dalla terrazza dell’ottavo piano.

La difesa

Durante l’interrogatorio di martedì sera, così come in quello di garanzia che si svolgerà questa mattina, Coletti è sempre stato assistito dal suo legale, Valerio Brescacin. «Non ha spiegato al pubblico ministero il motivo del suo gesto. Ha ammesso di aver ucciso sua madre, ha raccontato qualcosa della sua vita, ma non è sceso nei dettagli». Brescacin concorderà insieme al suo assistito la linea difensiva da adottare. Ancora non è trapelato se il legale ha intenzione di porre l’accento su una possibile infermità al momento del delitto. Ma è lo stesso pubblico ministero che vuole comprendere il quadro clinico di Coletti.

Esame sul corpo

Nonostante il caos trovato nell’appartamento di via Friuli, ancora non trova alcun supporto la tesi della colluttazione precedente al volo giù dalla terrazza. Venerdì però Valmassoi conferirà l’incarico dell’autopsia sul corpo straziato di Paola Saporosi. Motivo? Quei segni sulle gambe testimoniano che la donna non è stata spinta giù al culmine di una lite. Il quadro che si profila ha come protagonista un uomo che voleva uccidere, che è andato a casa di sua madre per chiudere con il passato con un omicidio. Moreno Coletti ora rischia di finire a processo con l’accusa di omicidio volontario (probabilmente non gli verrà contestata la premeditazione) con l’aggravante del vincolo di parentela. Solo oggi, al termine dell’interrogatorio di garanzia, verrà delineata la tesi difensiva dell’assassino.

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