Enac al Comune: concessioni illegittime attorno al'aeroporto

TREVISO. Nelle aree di tutela vicino agli aeroporti, ogni autorizzazione o concessione edilizia può venire rilasciata solo dopo l’adozione del piano di rischio. Ma il Comune di Treviso negli ultimi anni ha rilasciato «una serie» di concessioni edilizie e commerciali nelle aree attorno al Canova, lungo la Noalese, a San Giuseppe, a pochi passi dalla tangenziale. Ma senza che il Piano di rischio sia stato adottato, a differenza di quanto ha fatto il vicino Comune di Quinto.
Com’è potuto accadere? Se lo domanda l’Enac – ente nazionale aviazione civile – massima autorità del trasporto aereo, che deve approvare il piani di rischio. A marzo 2013 lo ha scritto chiaro e tondo al Comune («permessi di costruire e istanze edilizia nella aree di tutela non possono essere rilasciati dal Comune sino all’adozione del piano») e da allora attende da Ca’ Sugana – a quel tempo c’era al giunta Gobbo – risposte, chiarimenti, integrazioni e correzioni per una corretta applicazione delle norme di sicurezza. La prima richiesta? Ca’ Sugana deve fornire l’elenco di tutte le concessioni rilasciate dal 2006 in poi nelle quattro zone di tutela attorno allo scalo (A, B C, D, con standard di protezione a scalare).
Il Piano di rischio che il Comune – sindaco Gobbo, assessore all’Urbanistica Marton – aveva inviato a Roma il 20 dicembre non ha avuto il placet dell’Enac. Anzi: l’ente parla di «carenze», e chiede espressamente di documentare le autorizzazioni rilasciate senza piano di rischio. E avverte il Comune: «Non è condivisibile la proposta della variante al Prg», con cui la giunta Gobbo pensava di integrare il piano di rischio per adeguarlo alle norme. Se non va bene il piano A, non passa l’esame nemmeno il piano B. L’Enac è drastico: sulle aree di tutela più vicine allo scalo «non possono essere previste nuove edificazioni residenziali». Ca’ Sugana prevedeva forse deroghe? E quali?
Ulteriore (legittima)domanda: perché il Comune vuole mettersi in regola nel 2012? È consapevole di non aver applicato le norme introdotte fra 2005 e 2006, ben 6 anni prima?
Uno spunto, forse, arriva a pagina 18 della bozza del Piano di rischio. Prima si parla di «alcune criticità» nell’applicare «le norme previste dall’Enac». Ma cosa vuol dire «criticità»? Concessioni che non dovevano esser rilasciate o volumetrie in eccesso? O attività che non dovevano proprio sorgere in quelle aree?
Più sotto un’altra rivelazione: «E’ emersa la necessità di inibire o limitare per alcune aree, seppure di modesta entità e per alcuni casi circoscritti, le possibilità edificatorie residenziali o le attività ritenute incompatibili (attività sensibili)....». Troppi «alcune e alcuni»: il sommo Leopardi auspica vaghezza per la poesia, ma non per i documenti urbanistici...
Quante sono le «criticità»? E quali le attività sensibili? Ultima ammissione del Comune: «Le limitazioni comportano la necessità di ricorrere a una variante al Prg, introducendo alcuni (rieccolo, ndr) nuovi limiti in contrasto con quanto previsto dalle Nta vigenti». Nta sta per norme di attuazione. Tutto emerge a sei anni dalle norme del 2006. Il Comune, tra le righe, fa ammenda. Ma cripticamente non entra nei dettagli.
Un possibile assist lo dà l’Enac, bocciando la variante al Prg: «Nessuna nuova edificazione nelle aree di massima tutela intorno allo scalo», tuona l’ente. Proprio negli ultimi giorni, l’immobiliare Santambrogio è ricorsa al Tar contro il Comune. Aveva sottoscritto nel 2011 – giunta Gobbo – un accordo con Ca’ Sugana: si accollava l’onere di una bretella sulla maxirotonda di San Giuseppe in contropartita-integrazione alla concessione per il complesso residenziale «Sile 1» in via Sant’Agnese. Adesso, 5 anni dopo, il Comune fa dietrofront e blocca la concessione. Il complesso «Sile 1» è forse una delle concessioni contestate da Enac? Una delle «criticità», come dice la giunta Gobbo? Chi ha firmato l’accordo? Su quali basi normative?
Le domande si sprecano. La lettera Enav è di marzo 2013. Solo lunedì, in commissione Urbanistica, il dirigente del settore Stefano Barbieri ha relazionato sul piano di rischio, in seduta secretata. Perché sono passati 10 mesi senza che si sapesse niente? È sufficiente il cambio di giunta, a giugno 2013, a giustificare questo lungo silenzio? Solo il consigliere Maristella Caldato (Pd), scoperta la lettera, ne ha denunciato la «clandestinità» presentando esposto in Procura.
Una cosa è certa: il Piano di rischio non c’è, ancora oggi, né potrà esserci fino al sì dell’Enac. Attorno al Canova, dunque, nuove attività commerciali, industriali e concessioni edilizie nelle fasce di tutela devono essere esaminate solo dopo l’ok al Piano di rischio. Lo ribadisce l’Enac nella sua lettera di marzo. E in diversi passaggi. «Lungo le direzioni di decollo e atterraggio i comuni possono autorizzare nuove opere e attività solo se coerenti con i Piani di rischio adottati sulla base delle previsioni contenute nel regolamento Enac». Attenzione: uno dei corridoi si allunga fino al centro storico...
Perché questo non è stato fatto? Ultima domanda: cosa suc cede a chi ha avuto le concessioni in questi anni? Sarebbero decine e decine, a vario titolo, non tutte nella face A, di massima tutela. Il quadrante aeroporto- Noalese, San Giuseppe e tangenziale è stato ed è al centro di grandi progetti, rimasti per ora sulla carta (la supercittadella Taurus), e di altre nuove attività commerciali e di servizio. Su cosa succederà adesso nessuno si sbilancia, anche se la palla è alla giunta Manildo. Ma un addetto ai lavori avverte: «Tutto è rimasto sottotraccia, ma prima o poi doveva venir fuori...». E c’è chi parla già di una «mina vagante», ai quattro punti cardinali del Canova.
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