Lottizzazione Sile sospesa Scoppia la grana aeroporto

Battaglia al Tar contro lo stop del Comune al progetto edilizio in via Sant’Agnese Il piano risale al 2008. Il nodo è il «piano di rischio aeroportuale» che non c’è
FERRAZZA TREVISO areoporto canova chiude per lavori pista agenzia fotografica fotofilm
FERRAZZA TREVISO areoporto canova chiude per lavori pista agenzia fotografica fotofilm

Il terreno attorno all’aeroporto rischia di diventare un campo di battaglia. E il primo colpo di uno scontro che si annuncia durissimo è l’ordinanza con cui il comune di Treviso, alcune settimane fa, ha sospeso l’iter edilizio di una delle lottizzazioni più contestate in tema di ambiente, aeroporto,vincoli e viabilità: il Piano Sile 1. Le carte, gli ordini, le disposizioni fatte dal Comune sono passate accuratamente sotto silenzio. Quello che non poteva rimanere nascosto sotto il tappeto è il maxi ricorso al Tar mosso dall’impresa che guida il piano edilizio, l’immobiliare Sant’Ambrogio. La stessa società che nel 2008 aveva presentato il progetto incassando sostanzialmente l’ok nel 2011 dalla precedente amministrazione.

Il ricorso è stato presentato a fine 2013, e adesso rischia di scoperchiare un pentolone di guai perché tocca tutti i nervi scoperti della «questione aeroporto»: dal nodo viabilità ad argomenti pesantissimi come il piano di rischio aeroportuale e la tutela ambientale dell’area. E rischia di aprire la strada ad altri contenziosi in tutto e per tutto simili.

Il progetto. Riguarda la realizzazione di 17mila metri cubi di appartamenti divisi in palazzine da tre piani. La prima parte di un più vasto progetto edilizio (Sile 2 e Sile 3). Dove? In un terreno oggi verde in via Sant’Agnese, a ridosso della tangenziale e della Noalese, sulla linea dell’aeroporto. L’accordo stipulato nel 2011 tra Comune e Immobiliare stabiliva che quest’ultima si sarebbe sobbarcata lavori per la realizzazione di una viabilità di collegamento tra la lottizzazione futura e la Noalese (senza, il piano edilizio sarebbe stato irrealizzabile); il Comune dal canto suo avrebbe spianato la strada agli espropri e al permesso a costruire.

La prima grana. La solleva il consigliere Pd Maristella Caldato (all’epoca in opposizione), e suona più o meno così: «Mancando un piano di rischio aeroportuale, non si possono autorizzare interventi edilizi in una zona potenzialmente pericolosa. Prima si fa il piano, poi – forse – si fanno le case». La risposta? Di una logica disarmante: «Non essendoci il piano di rischio, non ci sono vincoli, quindi non si può fermare nulla». È il 2012. E il progetto, di fatto, inizia l’iter. Così fino ai giorni nostri.

È scoppiato il bubbone? Oggi Ca’ Sugana, ben sapendo che non c’è piano di rischio né pianificazione del traffico nell’area, ha tirato il freno a mano, sospendendo l’iter della lottizzazione e dell’accordo già ratificato scatenando l’immediato ricorso al Tar dell’Immobiliare che, oltre al Comune, ha chiamato in causa l’aviazione civile e l’Israa, che le ha venduto il terreno come «edificabile» ormai anni or sono. Il Comune ha deciso di rispondere con gli avvocati. Che sia davvero pronto a mandare all’aria accordi e progetti già previsti lungo tutto il perimetro dell’aeroporto?

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