Compiano: "Ho preso i soldi per auto e barche"

La confessione di Luigi Compiano: gli ordini di prelievo a Schiavon, poi gli assegni. Arriva anche la denuncia di Unicredit.
Doro silea Sede vigilanza North est Via Belvedere
Doro silea Sede vigilanza North est Via Belvedere

Freddo, anche se visibilmente provato. Lucido: mai un crollo, nessun momento di debolezza durante le oltre quattro ore di interrogatorio. Luigi Compiano non vuole parlare, ma con il pubblico ministero lo ha fatto: ha spiegato, raccontato, descritto. Ecco come si fa sparire una montagna di denaro.

«Quello che gli abbiamo contestato, c’è», dice laconicamente il procuratore capo di Treviso, Michele dalla Costa. Traduzione dall’ermetismo investigativo: Compiano ha ammesso di aver preso i soldi, di averli spesi per allestire il suo monumentale garage, di aver riempito la sua rimessa nautica con oltre settanta imbarcazioni. Questo, però, racconta solo una parte della verità. I soldi spariti sono tanti, tantissimi: la stima di quasi quaranta milioni è ancora scritta a matita.

Sono finiti tutti in macchine e barche? Difficile da credere. Anche perché gli assegni intestati a Compiano e trovati nel caveau coprano «solo» 31 milioni di euro. Il resto? Parte dei soldi sarebbe sparita a causa di rapine tenute nascoste alle assicurazioni per il timore di incorrere in impennate del premio di polizza. «Adesso dobbiamo verificare dove le parole di Compiano combacino con gli elementi che abbiamo raccolto», dice il procuratore capo, «e dove invece la sua versione “batta” con la nostra».

Altra traduzione: se la storia delle rapine non regge, è probabile che altri soldi siano finiti in altre spese o investimenti. Immobiliari, per esempio. Ma su questo, Compiano pare aver negato, taciuto. Gli indagati a questo punto rimangono due: lo stesso Compiano, presidente della North East Services, e Massimo Schiavon, responsabile della sala conta del caveau di Silea. Era quest’ultimo a gestire il movimento di denaro su ordine del titolare.

 A gridare il proprio sdegno restano i dipendenti, ora, che rischiano di rimanere a piedi. L’indagine prosegue. Ieri mattina, intanto, è arrivata un’altra denuncia: anche Unicredit, dopo gli esposti iniziali di Intesa e Veneto Banca, lamenta un ammanco di denaro.

 

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