Cava Morganella, 15 anni di scavi: «Così mettono a rischio le falde»

La commissione Via ha autorizzato l’approfondimento del sito di Ponzano a 60 metri di profondità Il consigliere regionale Claudio Niero: «Ci appelliamo al presidente Zaia per bloccare questo progetto»

PONZANO VENETO. Nella cava Morganella si scaverà per altri 15 anni. La commissione via (valutazione impatto ambientale) regionale ha autorizzato l’approfondimento della cava di Ponzano, che verrà scavata fino a 60 metri di profondità. Ora perchè i macchinari di Biasuzzi, Superbeton e Calcestruzzi possano ricominciare ad asportare la ghiaia basterà attendere il via libera definitivo della giunta Zaia. «Non ci resta che appellarci a lui per bloccare questo progetto», detto Claudio Niero, consigliere comunale e regionali, «ben sapendo che anche Ats ha sollevato perplessità sull’intervento». Nel sito si è infatti già scavato ben la di sotto della prima falda, ma con questo intervento si interesseranno anche quelle più profonde arrivando a meno 60 metri dal piano campagna, e addirittura meno 22.50 rispetto al livello del mare. «La preoccupazione è data dal fatto che poche centinaia di metri più a valle della cava si trovano i pozzi di Treviso. Non si può rischiare che l’attività di cava, che è già in falda, ne metta a rischio la salubrità». Queste parole sono state pronunciate l’anno scorso da Marco Fighera, presidente dell’Alto Trevigiano Servizi, poco prima che le richieste dei tre cavatori venissero prese in esame dalla Commissione Via. Il progetto iniziale di Superbeton, Calcestruzzi e Biasuzzi prevedeva di approfondire la cava Morganella dagli attuali 40 metri fino a 65, per un escavazione di quasi 9 milioni di metri cubi in 20 anni e una riqualificazione finale. Poi il procedimento era stato sospeso proprio dalla Via, che aveva chiesto un progetto ridimensionato. E ora l’approvazione. Le tre aziende potranno prelevare circa 6 milioni di metri cubi di ghiaia in 15 anni, senza di fatto alcun obbligo di riqualificazione del sito. Saranno ricomposte le scarpate, verrà fatta un recinzione alberata, ma null’altro. Poi la patata bollente passerà nelle mani del Comune di Ponzano. Il sito estrattivo per il 15% si trova nel territorio di Paese, ma lì non si potrà scavare. L’assessore Vigilio Piccolotto, opponendosi in commissione Via, ha ottenuto la sola ricomposizione ambientale dell’area che riguarda il suo Comune. Sottolineano come proprio su un scarpata della cava si trovi una discarica per rifiuti urbani. Ma secondo Niero resta una carta da giocare. «Ponzano ha ancora il potere di bloccare l’escavazione», spiega il consigliere, «non firmando alcuna convenzione con i tre cavatori, e puntando solo alla ricomposizione ambientale del sito. Se il sindaco si comporterà diversamente, confermerà la linea tenuta durante la discussione nella commissione via, dove, al contrario di Paese, non si è espresso contro le nuove escavazioni. Oltre al danno ambientale, il comune rischia di trovarsi tra 15 anni con la proprietà di un sito da riqualificare».

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