«Ha voluto ucciderlo: Bruno a processo»

La Procura chiude le indagini sulla morte di Roberto Magri e chiede il rinvio a giudizio del figlio con rito immediato
Di Fabio Poloni

Omicidio volontario, aggravato dal vincolo di parentela. E probabile richiesta di rito immediato. La Procura della Repubblica di Treviso ha chiuso le indagini sull’omicidio di Roberto Magri: la notifica è arrivata nelle scorse ore all’avvocato Umberto Pauro, difensore di Bruno Magri. Il giovane è accusato di aver brutalmente ucciso il padre lo scorso 17 gennaio all’interno del loro appartamento di via Ghirada. Il pubblico ministero, chiuse le indagini, chiede il processo per il ventunenne. Con ogni probablità, la difesa punterà al rito abbreviato: nessun dibattimento in aula, sentenza in base agli atti raccolti in fase di indagine, sconto di un terzo della pena. Il rischio dell’ergastolo, scegliendo la strada del dibattimento processuale, potrebbe essere altissimo. A quattro mesi e mezzo dalla tragedia, le indagini dei carabinieri coordinate dal pubblico ministero sono state chiuse. Una persona incline a improvvisi e incontrollati impulsi: così era stato descritto Bruno Magri nell’ordinanza che aveva confermato la misura dell’arresto.

Dieci coltellate in tutto. Quattro al polmone, allo stesso polmone, il destro: sono state quelle a uccidere Roberto Magri che presentava inoltre svariate fratture ed ecchimosi. Morte rapida, agonia drammatica e brevissima: l’uomo, colpito dai fendenti del figlio Bruno, è morto nel giro di pochi minuti. Emorragia e insufficienza respiratoria dovuta alle lesioni polmonari: questa la causa della morte del cinquantacinquenne, finita nero su bianco nella relazione che il professor Massimo Montisci ha depositato sulla scrivania del sostituto procuratore che coordina le indagini. Un esame accurato (che ha portato alla luce anche una grave malattia di cui Bruno soffriva:un tumore al cervello), svolto alla presenza del professor Paolo Moreni come consulente nominato dall’avvocato difensore del ragazzo, che è servito a ricostruire la dinamica di quei minuti d’inferno in via Ghirada. I fendenti sferrati dal figlio con un coltello da cucina sono stati in tutto una decina. Praticamente tutti al torace quelli andati a segno. Una furia rapida, letale: quattro coltellate hanno perforato il polmone dell’uomo, una quinta ha parzialmente reciso un’arteria sopra la zona polmonare. Da questi colpi l’insufficienza respiratoria e l’emorragia fatali.

Dopo lo scontro, il figlio ha lasciato il padre agonizzante a terra ed è andato in pronto soccorso per farsi curare alcuni tagli alle mani che aveva riportato durante la colluttazione. Quando è tornato a casa, ore dopo, il corpo del padre ormai senza vita era in una posizione diversa: uno spostamento dovuto quasi certamente agli ultimi spasmi dell’uomo, colpito mortalmente al torace.L’omicidio, stando alla ricostruzione fatta da Bruno agli inquirenti, è avvenuto all’ora di pranzo. Roberto ha apostrofato per l’ennesima volta il ragazzo, chiamandolo «principino» e prendendolo in giro per i suoi corsi di musica al Conservatorio. È stata la scintilla su una polveriera fatta di rapporti tesissimi: dopo gli insulti, il padre avrebbe impugnato un coltellino da frutta e avrebbe colpito al pollice il figlio. Bruno, per reazione, gli avrebbe prima lanciato contro la bottiglia d’olio, poi avrebbe a sua volta afferrato un coltello prendendolo dal ceppo. Da lì la furiosa colluttazione e l’omicidio.

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