Gentilini: il mio twitter è il campanello

La campagna elettorale “porta a porta”, fra chi gli parla di buche e chi di lavoro. I dibattiti? «Li lascio fare ad altri»

La signora, in un palazzone di Santa Bona, a poca distanza dalle piscine di viale Europa, accoglie Gentilini quasi in trance agonistica. E’ raggiante, e rassicura il candidato della Lega: «Non si preoccupi, qua garantisco io: dal piano terra al sesto piano, tutti per lei».

Dibattiti? Confronti televisivi? Faccia a faccia? Gentilini ha scelto un’altra strada: il porta a porta. La sua campagna elettorale è tutta in periferia, nei quartieri dove vive il 92% dei trevigiani (dentro le mura, ormai, ne saranno rimasti meno di 7 mila: e gli abitanti complessivi sono 83 mila), la maggioranza schiacciante degli aventi diritto. Ci sono quelli che, è accaduto a Fiera, gli dicono: «Non ci abbandoni»; oppure «sindaco, tenga duro». Quelli che gli parlano delle buche, dei tombini, dell’erba da sfalciare. Santa Bona, e Canizzano, Sant’Antonino e San Liberale, Fiera e Santa Maria del Rovere. Quello che lui chiama «il suo popolo»

Interviste seriali su Rai 3? Disertate. L’incontro con i commercianti? Nisba. Gli special tv con i 5 avversari? Nossignore. Gli inviti delle donne elettrici piuttosto che i forum sulla Patreve? Macché. «Quelle son roba da intellettuali, da salotto, le lascio volentieri ai soloni, a cui piace pontificare e parlare», ripete, «io vado dai cittadini, sono quello che ha fatto e che fa».

Una sola eccezione: l’incontro promosso dall’Ordine dei commercialisti, dove si è fatto rappresentare dal fedelissimo Sandro Zampese. «Zero dibattiti, mille campanelli», sintetizza un militante che lo segue dal 1994.

I tour di Gentilini partono alle 17, e la scaletta prosegue fino alle 22, a cadenza oraria, almeno quando non ci sono impegni elettorali: che poi sono incontri ufficiali nei bar e nei circoli, anche quelli rigorosamente nelle periferie. Con Basso, Chinellato e Zanata, di volta in volta, i candidati consiglieri dei quartieri e i simpatizzanti,

Il tam tam si sparge presto. Pianerottoli, cortili e piazzali diventano piccole piazze dove Gentilini fa il punto sui problemi del quartiere - e qui partono le sue mitiche telefonate al capo di gabinetto Banderali, o ai tecnici comunali - ma anche i suoi proclami.

Nemmeno l’alluvione, nel giorno del Giro, gli ha tolto sprint. Chissà se lo sceriffo aveva messo in conto una trionfale passerella a pollicioni alzati, il bagno di folla con il «suo popolo» a 10 giorni dal voto. Invece ha dovuto girare i quartieri sotto acqua, in una Treviso spettrale. E chissà come ha preso il fatto che il principale sfidante di centrosinistra sia alpino: il neopresidente nazionale dell’Ana, il trevigiano Favaro, ha rivolto un augurio bipartisan ai due candidati sindaci con la penna nera sul cappello...

Variabili forse indipendenti, per il suo copione. In fin dei conti, originalissimo, va in scena da 18 anni, da quando l’allora semisconosciuto avvocato (ma in realtà è solo laureato in legge) Giancarlo Gentilini, ex responsabile dell’ufficio legale di Cassamarca sbaragliò il campo contro ogni pronostico, favorito dalla sottovalutazione del vento del Nord e lanciato al ballottaggio dalla scelta suicida dei cattolici di Mazzarolli & co, in baruffa con Galan. Il centrodestra si spaccò in tre rivoli, non capendo lo spirito della nuova legge elettorale. E non a caso il Gentilini borgomastro, prima che sceriffo, «animale politico» di prim’ordine, fiuto straordinario, divenne quasi un’icona della nuova legge.

Il suo programma politico non è cambiato di una virgola: sicurezza, tolleranza zero e pena di morte, case chiuse. Tuonava negli anni ’90, sorprendendo l’Italia, adesso lo ribadisce alla Zanzara. La strage di Milano è la molla per tornare a chiedere la pena di morte. E il pestaggi in centro gli danno il destro per attaccare le sinistre, e rilanciare il suo cromosomico anticomunismo degli anni ’90

Web? Internet? Ci sono, ma lui preferisce ancora il mercato, le passeggiate (ieri mattina era con Tosi e Muraro), le donne chiamate rigorosamente «spose», i suoi amici imprenditori e commercianti.

Le trasformazioni della Lega 2.0? Con il partito il rapporto è sempre sui generis: la sua autonomia non è mai in discussione. Tant’è che a dispetto degli 83 anni, e dei proclami di svecchiamento, da Bobo Maroni in giù, ha vinto lui, contro tutto il Carroccio. La Lega Nord, per salvare il feudo di Treviso (e forse mezzo Veneto), si affida ancora a lui. Al «vecio», come ha scritto lui stesso nella lettera agli elettori, prevenendo le critiche. Quello che suona i campanelli ...

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