Prestiti «vessatori», indaga la Finanza

Controlli delle Fiamme Gialle su alcuni finanziamenti bancari con clausole capestro: sentiti in caserma i risparmiatori
Di Federico De Wolanski
Una macchina contabanconote con banconote da 50 euro in una banca, Pisa, primo dicembre 2011. ANSA/FRANCO SILVI
Una macchina contabanconote con banconote da 50 euro in una banca, Pisa, primo dicembre 2011. ANSA/FRANCO SILVI

Prestiti capestro nel mirino della Procura di Treviso che con gli uomini della Guardia di Finanza sta indagando su una serie di prestiti e finanziamenti concessi da alcuni istituti di credito di Treviso a privati cittadini sulla base di contratti «sospetti». Nella caserma delle Fiamma Gialle, alla Cittadella Appiani, in questi giorni stanno sfilando i clienti chiamati a chiarire i termini delle offerte da loro sottoscritte.

La Finanza ne ha rintracciati più di una decina, ma l’indagine potrebbe allargarsi ancora sulla scorta di tutta la documentazione fin qui raccolta. A gestire il caso è il procuratore reggente Antonio De Lorenzi che sul caso si sta muovendo con la massima cautela. «Siamo ancora all’inizio del lavoro», spiegano anche gli uomini della Fiamme Gialle impegnati nell’inchiesta, che non si sbilanciano ancora.

Il peso dell’indagine rischia di essere grande. A farla scattare è stata la denuncia di un cliente di un noto istituto di credito della piazza trevigiana che dopo aver analizzato la documentazione, e visto i risultati dati dal suo contratto, avrebbe inviato un esposto alla Finanza che da lì ha fatto scattare gli accertamenti rintracciando altri trevigiani nelle sue stesse condizioni. Nel mirino, secondo quanto trapela, una formula di finanziamento concessa senza l’obbligo di particolari garanzie finanziarie o ipotecarie da parte del cliente, ma con un ritorno economico diretto da parte della banca. Il pacchetto sarebbe stato offerto da vari istituti di credito tra i quali Bnl che però, tramite il suo ufficio stampa di Roma, nega ogni irregolarità nella gestione della propria offerta economica ed esclude accertamenti a suo carico. Gli ispettori stanno cercando di chiarire anche se il piano di finanziamento veniva proposto solo a particolari categorie di utenti, in modo trasparente o se invece era formula «secondaria», attivabile solo nel caso in cui si presentassero clienti con specifiche caratteristiche e richieste. Di sicuro, a tremare, non sono solo i responsabili degli sportelli bancari, ma anche i clienti convocati in caserma per le deposizioni. Difficile, per ora, chiarire l’evoluzione dell’indagine, non è detto poi che a gestire l’offerta fosse solo una ristretta cerchia di promotori finanziari plurimandatari, eventualità che riporterebbe alla ribalta i recenti scandali legati a nomi come Vidotto e Porisiensi a cui sono attribuiti ammanchi da centinaia di migliaia di euro. Primi sviluppi dell’indagine, secondo quanto trapela, potrebbero però arrivare già nel corso dei prossimi giorni terminata la prima serie di confronti con i clienti fin qui convocati in caserma.

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