«Treviso 2 un flop, De Poli vada a casa»

«L’ex Appiani? Altro che Treviso 2, è un flop colossale: di sera diventa un deserto, ma intanto il centro è stato svuotato di tutti gli uffici pubblici, lasciando immobili abbandonati. È ora che De Poli, ideatore del progetto, lasci la presidenza di Fondazione Cassamarca a qualcun altro. Si dimetta».
Appiani in stallo e fallito trasloco della Camera di commercio: il vicesindaco leghista Giancarlo Gentilini, dimenticando le pesantissime responsabilità di Ca’ Sugana in merito al risiko immobiliare, scarica tutta la colpa del flop sul «gigantismo» di Dino De Poli. Ma anche il governatore Luca Zaia è netto: «Dieci anni fa, quando ero presidente della Provincia, mi rifiutati di portare l’ente all’Appiani alle condizioni di De Poli, ossia senza bando pubblico secondo la legge Merloni. E infatti siamo andati al Sant’Artemio. E oggi l’Appiani è un fiasco». Anche le opposizioni, dentro e fuori il consiglio comunale, chiedono la «testa» di De Poli, puntando però prima l’indice contro le giunte leghiste targate Gobbo-Gentilini, che negli ultimi dieci anni hanno lasciato mano libera al presidente della fondazione per un progetto, l’ex Appiani appunto, che ora una sentenza del Tar definisce operazione squisitamente immobiliare, non un’opera di pubblica utilità. Proprio per questo Ca’ Sugana ora non intende più pagare, come previsto, alla fondazione oltre 2 milioni di oneri costruttivi. Non basta: nello stesso giorno della mazzata del Tar, venerdì, è arrivata la decisione della Camera di commercio di non traslocare più da piazza Borsa all’ex Appiani: questa marcia indietro e lo stallo della Prefettura stanno a significare che il risiko immobiliare tra Fondazione Cassamarca, Ca’ Sugana e Provincia è naufragato a metà strada. Ancora Gentilini: «Ho sempre consigliato De Poli di investire anche in case di riposo e piccole unità residenziali per anziani e giovani coppie. Ma nessuno in fondazione mi ha seguito, per benefici diretti o indiretti che provenivano dalla vicinanza a De Poli». Opposizioni indignate per la desertificazione del centro a favore della cosiddetta Treviso 2: «L’Appiani? Abbiamo sempre detto che era una scelta sbagliata per la città», dice il candidato sindaco del Pd Giovanni Manildo, «La Lega di Ca’ Sugana decise di delegare alla fondazione scelte sul futuro della città che invece le competevano. Oggi ne vediamo i risultati. E, visto il risultato, è opportuno che anche De Poli lasci». Luciano Franchin, centrosinistra: «Il cerchio del risiko non chiude. Ecco lo scenario virtualmente possibile che si prospetta: Fondazione Cassamarca, sconfitta al Tar, ricorrerà per vedersi riconosciuti i due milioni che il Comune non intende pagare; il Comune avvierà un procedimento esecutivo contro la Provincia per ottenere i 420.000 euro di penale per mancato sgombero della Prefettura; la Provincia farà causa alla Prefettura perché non sgombra i locali; Fondazione citerà per danni la Camera di commercio perché viene meno alla promessa di trasferirsi all’Appiani. Un macello. Che il risiko sia stato un’operazione sbagliata, concepita nelle stanze del potere, sulla testa dei cittadini ignari, è stato chiaro da subito. Sarebbe meglio ora che il Comune comprasse l’ex Provincia di via Battisti dirottando gli 8,5 milioni che Cassamarca dovrebbe darle per restaurare la Prefettura. L’obiettivo del Pat sia quello di acquisire 10.000 nuovi abitanti e allora i vuoti in città si riempiranno».
Franco Rosi di Città Mia: «Da anni diciamo che manca la regia per il futuro della città. Eccone la dimostrazione. Va cambiato il regista: gli inquilini di Ca’ Sugana».
Alessandro Gnocchi, candidato sindaco 5 Stelle: «Una giunta comunale chiusa al dialogo con la città non poteva che esprimere l’ex Appiani, altrimenti la città avrebbe fermato quel mostro». Ofelio Michielan di Per Treviso: «La Lega ha consegnato la città a De Poli e ora ci troviamo in una situazione drammatica». Gigi Calesso di Un’Altra Treviso: «La sentenza del Tar dà ragione al Comune ma mette in discussione la logica della “grande opera pubblica” che ha giustificato una colata di cemento senza precedenti e fatto passa come “inevitabili effetti collaterali” lo svuotamento del centro storico e il conseguente aggravarsi della crisi per commercianti ed esercenti a seguito proprio della scomparsa, dentro le mura, di impiegati e utenti di servizi trasferiti alla Cittadella».
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