Castelsalus, massaggi hard Sei anni a padre e figlio

Godego: dopo Angela e Marcos patteggiano Giuseppe e Giulio Cesare Bolzon Il giudice toglie i sigilli al centro estetico trasformato in un bordello di lusso
Di Serena Gasparoni

CASTELLO DI GODEGO. Centro massaggi trasformato in bordello: patteggiano in tutto sei anni di reclusione padre e figlio, Giuseppe e Giulio Cesare Bolzon. L’udienza si è tenuta ieri mattina dinanzi al gup Elena Rossi e al sostituto procuratore titolare delle indagini Massimo De Bortoli. Giuseppe e Giulio Cesare Bolzon, rispettivamente 53 e 27 anni, difesi dagli avvocati Luca Dorella e Pietro Guidott, hanno patteggiato tre anni di reclusione a testa, ottenendo gli arresti domiciliari che sconteranno a casa della sorella di Giuseppe. «Siamo soddisfatti perché abbiamo ottenuto pure la restituzione dell’immobile posto sotto sequestro, evitando quindi la confisca», ha dichiarato l’avvocato Dorella, «e abbiamo evitato venisse contestato il reato di associazione a delinquere». L’accusa per i due era di induzione e sfruttamento della prostituzione: il caso era scoppiato lo scorso ottobre nel centro estetico “Castelsalus” trasformato in un vero e proprio bordello dove adulti incontravano ballerine di lap dance, spacciate per massaggiatrici e dove si tenevano sedute di massaggi tantrici che il più delle volte finivano con rapporti sessuali. A svelare la vera attività del centro sono state le decine di clienti fermati dagli investigatori nel corso degli ultimi mesi. Si parla di 800 solo nel mese di agosto. A finire in manette tutta la famiglia Bolzon, anche Anna De Lazzari, 67 anni, la moglie di Giuseppe, e l’altro figlio Marcos, che hanno definito la loro posizione ormai prima di Natale, ottenendo la scarcerazione e patteggiando rispettivamente 1 anno e 8 mesi di reclusione beneficiando della sospensione condizionale della pena.

L’intera famiglia è stata arrestata il 4 ottobre scorso dopo un blitz dei militari dell'Arma all'interno della struttura, per la quale il giudice dell’udienza preliminare aveva inizialmente disposto il sequestro ora annullato. Secondo le accuse formulate dal sostituto procuratore a carico di genitori e figli, nella struttura si sarebbero praticati ufficialmente massaggi, ma in realtà chi lo frequentava sapeva che le prestazioni avrebbero potuto concludersi con veri e propri rapporti sessuali.

A proporre al cliente di turno i vari tipi di massaggi erano bellissime ragazze romene, ungheresi e africane tra i 20 e i 30 anni, per lo più spogliarelliste e squillo disponibili sette giorni su sette dalle 9 alle 23. In media 120 euro per un'ora di trattamento e un giro d’affari colossale che avrebbe toccato anche i 50 mila euro al mese. Ora anche padre e figlio, fino a oggi rinchiusi nel carcere di Santa Bona potranno fare ritorno a casa.

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