La Natural Building è in liquidazione A casa i dipendenti

SAN BIAGIO. La crisi miete vittime anche in un settore, come quello della bioedilizia, che sembrava davvero sottratto al vortice economico e finanziario dei tempi nostri. La “Natural Building srl”, azienda di San Biagio di Callalta che realizzava edifici in legno, è stata messa in liquidazione: dieci tra dipendenti (tecnici e amministrativi) e collaboratori sono stati lasciati a casa senza preavviso e senza ammortizzatori sociali, mentre i cantieri sono stati subito bloccati. E all'orizzonte si potrebbe aprire il baratro del fallimento. Sembra infatti che non vi siano le condizioni per ipotizzare una soluzione alternativa, in grado di garantire la continuità aziendale. Della “Natural Building srl” ora resta solo la prestigiosa sede in via Galilei, nella zona industriale di San Biagio di Callalta, sede realizzata nel 2009 per essere anche show-room. L'azienda era nata nel 2007 da una costola della “Legno di Marca”, ditta per anni attiva nella costruzione di tetti in legno. Con la bioedilizia che iniziava a espandersi sempre più, diventando un vero e proprio “status symbol” per chi volesse costruirsi casa, e con un mercato in rapida ascesa, la “Natural Building srl” ha trovato terreno fertile su cui innestare gli affari. Dall'inizio del 2012, nonostante le commesse che pur non mancavano, sarebbero stati registrati i primi problemi di liquidità, dovuti in parte alla crisi generale dell'edilizia, che ha investito anche i settori specializzati, in parte a crediti importanti mai saldati. È intervenuto un finanziatore che avrebbe rimpolpato i conti della società. Nella tarda primavera il cambio ai vertici, con l'ingresso del finanziatore che è diventato il titolare dell’azienda di San Biagio. La “Natural Building srl”, con il nuovo assetto societario, ha avuto però solo pochi mesi di vita: nelle scorse settimane è stata sancita la messa in liquidazione, con la nomina del liquidatore. Resta aperto il nodo dei dipendenti, decisi ad aver ragione dei propri diritti. Per questo stanno valutando il ricorso a un legale. «Venerdì 21 settembre ci hanno comunicato che dal lunedì successivo saremmo stati tutti in ferie forzate fino a data da destinarsi», raccontano, «dalla proprietà nessuna comunicazione ufficiale né sul destino dell'azienda, né sugli stipendi e sul Tfr che avanziamo». Ai dipendenti è stata quindi recapitata la lettera di licenziamento per cessata attività. Una vera e propria doccia fredda: l'azienda all'apparenza era solida, con diversi cantieri avviati o pronti per partire che, dal momento della liquidazione, sono invece stati inevitabilmente bloccati. Il che significa soprattutto la perdita degli acconti versati dai committenti, oltre all'enorme disagio per dover ricominciare i cantieri tutti da capo. E non è escluso che la vicenda ora possa avere strascichi giudiziari.
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