L’ex sindaco Cesare Biasin patteggia un anno e 2 mesi

Era finito a processo con l’accusa di sfruttamento della prostituzione La richiesta avanzata dal suo difensore Stefano Pietrobon è stata ieri accolta
CESARE BIASIN SINDACO DI SILEA
CESARE BIASIN SINDACO DI SILEA

SILEA. L’ex sindaco leghista Cesare Biasin, al centro di uno scandalo scoppiato circa un anno e mezzo fa che lo aveva condotto a processo con l’accusa di sfruttamento della prostituzione, ha patteggiato un anno e due mesi di reclusione, pena sospesa.

La richiesta avanzata dal suo difensore, l’avvocato Stefano Pietrobon, è stata accolta ieri mattina dal giudice dell’udienza preliminare Silvio Maras, ponendo così un punto sulla torbida vicenda che aveva scosso anche il movimento della Lega, che aveva provveduto ad espellere fin da subito l’ex sindaco. L’apertura dell’inchiesta risale alla primavera del 2010: erano serviti oltre due mesi di indagini per inchiodare l’ex sindaco, due mesi in cui i poliziotti avevano ascoltato in maniera capillare i residenti di via Dell’Olmo, le prostitute, i clienti, due mesi che avevano permesso di costruire un dossier dettagliatissimo su Biasin.

Lui aveva sempre negato l'ipotesi dello sfruttamento della prostituzione, ma secondo gli investigatori gestiva tre appartamenti all'interno dei quali si prostituivano due romene e un transessuale siciliano. Il giro sarebbe stato di almeno «qualche decina» di professioniste del sesso.

Secondo gli investigatori, era lo stesso Biasin che si occupava della pubblicazione delle immagini delle ragazze sui siti internet.

La situazione era nota da tempo, e in due mesi la questura aveva stretto il cerchio con una presenza quasi quotidiana in via Dell'Olmo.

Che ci fosse un giro di prostitute era evidente a tutti, ormai. Servivano le prove per inchiodare i responsabili del favoreggiamento e dello sfruttamento.

Gli agenti avevano raccolto minuziosamente le testimonianze dei vicini, dell'amministratrice di condominio, persino della responsabile vendite del gruppo edilizio che ha costruito e venduto gli appartamenti.

Avevano portato in questura le prostitute per interrogarle, avevano passato al setaccio le immagini delle videocamere di sorveglianza. E anche la posta, dalla quale sono saltate fuori bollette intestate proprio a Biasin.

In cambio della concessione degli appartamenti Biasin si sarebbe fatto consegnare oltre all’affitto anche 300 euro a settimana, una percentuale dell’attività di prostituzione. In tutto, secondo le accuse, il 47enne si sarebbe intascato complessivamente circa 5.000 euro per aver messo a disposizione le alcove dove ricevere i clienti.

L'ex consigliere comunale, eletto nelle file della Lega, finito al centro della scottante in-chiesta, era stato espulso dal partito in seguito alla notizia del suo coinvolgimento nella vicenda, su decisione del segretario provinciale, Gianantonio Da Re.

Biasin, che si era subito dimesso dalla carica di sindaco aveva sempre negato ogni suo coinvolgimento nella vicenda, mettendosi a disposizione degli investigatori, chiedendo inoltre di essere interrogato e dicendosi certo di poter chiarire la propria posizione. Dopo la vicenda si era chiuso nel silenzio stampa per tutelare la sua famiglia.

Serena Gasparoni

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