Test Invalsi, è guerra I ragazzi boicottano: sanzioni in arrivo

I test Invalsi a scuola continuano a scatenare una marea di polemiche. All’istituto Einaudi di Montebelluna la scuola ha deciso di convocare consigli di classe e avviare sanzioni disciplinari contro...
Belluno, 11 settembre 2006. iprimo giorno di scuola
Belluno, 11 settembre 2006. iprimo giorno di scuola

I test Invalsi a scuola continuano a scatenare una marea di polemiche. All’istituto Einaudi di Montebelluna la scuola ha deciso di convocare consigli di classe e avviare sanzioni disciplinari contro gli studenti che, per protesta, hanno cancellato le ultime due cifre del codice identificativo del foglio di prova per mantenere l’anonimato e hanno consegnato la prova in bianco. Contestazioni anche al liceo artistico statale di Treviso. Qui però la storia ha dinamiche diverse. Gli studenti di una seconda hanno deciso infatti di protestare contro la somministrazione del test voluto per legge. Come? Cancellando anch’essi il codice identificativo, alcuni consegnando in bianco il compito, altri scrivendo addirittura una sorta di “pamphlet politico” contro i test. Altri ancora riportando frasi dal linguaggio un po’ troppo volgare e colorito, con parolacce ed epiteti. Di qui la decisione della scuola di prendere provvedimenti.

Provvedimenti contro cui ora alcuni genitori si stanno scagliando. Ma il preside Antonio Chiarparin spiega: «Un conto è protestare consegnando il foglio in bianco o cancellando il codice identificativo. Un altro è scrivere frasi ingiuriose su un documento ufficiale. Questo non è accettabile e la scuola, come agenzia educativa, deve intervenire». Nel caso dell’Artistico, quindi, i consigli di classe la prossima settimana non andranno a decidere quali sanzioni adottare contro chi ha boicottato la prova, ma contro coloro che hanno deciso di farlo con frasi poco consone.

Il preside ne ha anche discusso con la classe ieri per spiegare ai ragazzi il perché dello sbaglio. Gli studenti hanno chiesto la restituzione del compito per far riportare alla luce di nuovo il codice identificativo: così, chi ha scritto frasi volgari, si prenderà le proprie responsabilità, anziché costringere tutti a “pagare” per altri.

«Mi sembra che abbiano capito», continua Chiarparin, «ora spetta ai consigli di classe, dove ci sono anche i genitori, decidere come sanzionare. Nessuno vuole punire forme di protesta civili. Su queste possiamo discutere. Ma la mancanza di rispetto sì».

Laura Canzian

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso