Dal pane avanzato nasce la birra «Gli alimenti non si buttano»

mattia toffoletto
Il pane avanzato? Ci si può fare una birra. L’idea è venuta al Gruppo Panificatori Confcommercio Treviso: il prodotto è denominato “Bakery-pane liquido”, lo realizza il birrificio artigianale “Casa Veccia” di Povegliano. «La premessa è che il pane non si butta, una tradizione che qui risale ai tempi dell’ultima guerra», osserva Tiziano Bosco, presidente Gruppo Panificatori Treviso, «Il pane invenduto l’abbiamo sempre dato alla Caritas o al Banco Alimentare. Negli ultimi tempi, complice l’era Covid, pure a famiglie bisognose che si rivolgono ai nostri negozi».
Ora, però, hanno pensato a una quarta opzione: una birra che s’ispira al modello della tedesca Weizen, una birra di grano di grande successo. Ma, per i cultori della materia, ci sono pure rimandi alla Saison, una birra multicereale sviluppata nelle fattorie belghe. La Bakery è realizzata con pane raffermo. Di colore giallo dorato e vocata alla ristorazione, contiene tutti i cereali: orzo, farro, frumento, avena, segale. E si produce con tutti i generi di pane: bianco e integrale. Le caratteristiche? Effervescente in bocca, con schiuma abbondante e persistente. L’amaro è tenue per lasciare spazio al gusto del cereale e del pane. Distribuita in bottiglie da mezzo litro, si troverà dai prossimi giorni sugli scaffali dei 180 panifici aderenti al Gruppo Panificatori Treviso. Così dal panettiere, per la prima volta, non si acquisterà più solo la baguette (con la Bakery si produrrà pure pane aromatizzato) o la focaccia. Cambiano i tempi, cambia la prospettiva.
«Ci lasciamo alle spalle un anno difficile, ma non siamo rimasti fermi», commenta Nicola Dal Dosso, vice commissario Unascom, «lo spirito di innovazione e resilienza ci ha portato a realizzare Bakery. Sì, un’operazione figlia della tenacia, della voglia di percorrere strade nuove. Un’operazione figlia della logica della circolarità».
Per centrare l’obiettivo, i panificatori si sono rivolti a Ivan Borsato, che con la “Casa Veccia” produce birre dal 2010: «La “pane liquido” nasce con l’obiettivo di accrescere la cultura della birra», rimarca, «vogliamo creare l’abbinamento con il piatto, come di solito si fa con il vino. Insomma: a ogni piatto la sua birra. Si tratta di un prodotto a km zero, che porta con sé un gran messaggio: dare un nuovo scopo al pane vecchio che di solito si butta via. Il tutto per un segno di civiltà, di bontà e gentilezza. Per favorire l’economia circolare, per il bene dell’ambiente».
Ma l’iniziativa dei panificatori trevigiani riporta alla mente la riscoperta del negozio di prossimità evidenziata durante il primo lockdown: «Per difendersi dalla grande distribuzione, l’unica strada è puntare sulla qualità, sulla valorizzazione del contenuto», sottolinea Andrea De Checchi, vicesindaco di Treviso, «magari individuando nuove economie circolari».
Ossia la strada imboccata dai panificatori trevigiani, che con la nuova birra fanno capire di voler restare al passo con i tempi: «Il tema degli sprechi ci sta tanto a cuore, come Gruppo Panificatori abbiamo già varie collaborazioni con Caritas e parrocchie, ciascuno di noi aiuta le famiglie più in difficoltà: cerchiamo di non far mancare mai a nessuno il sacchetto di pane», conclude Bosco, «abbiamo sempre caro il concetto che “il pane non si butta”.
La birra è un’altra opzione, al pari di tante ricette di cucina e pasticceria». Bakery come un ultimo esempio di una lontana tradizione, non solo trevigiana: basti pensare al pane vecchio usato per la pappa al pomodoro o i canederli. —
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