Treviso, l'artista Pino Filippone muore dieci giorni dopo la moglie

Il pittore, scultore e scrittore aveva 82 anni. Due sue opere sono al museo Bailo. Pochi mesi fa aveva donato una Crocifissione lignea alla parrocchia di Monigo
Pino Filippone con la moglie Anna Maria, morta il 26 maggio, e la figlia Lucia
Pino Filippone con la moglie Anna Maria, morta il 26 maggio, e la figlia Lucia

TREVISO. È spirato dieci giorni dopo la moglie Anna Maria De Santi, compagna di una vita, mezzo secolo esatto, e musa della sua arte, minato dal male e dal dolore. Pino Filippone, artista poliedrico, scrittore, personaggio impegnato e attivissimo, aveva 82 anni. È morto nella casa-atelier di via Marcello, simbolo di un connubio felice tra esistenza e arte.

Era nato in Val D’Aosta, figli di emigranti calabresi a sua volta transfughi oltre confine, poi aveva scelto Treviso, suo luogo dell’anima, che definiva «città dell’eterno ritorno».

Di grandissima sensibilità e curiosità, nulla lo lasciava indifferente. Era un instancabile ricercatore, animato da una passione verace: pittura, scultura e natura, ma anche la storia e la cronaca lo stimolavano continuamente.

È stato un artista a tutto tondo, fosse intento a curare con il pennello i minimi dettagli di una tela, o a trasformare in creazioni la struttura coriacea degli alberi, non certo blasonati. Con il suo bulino scavava il legno per esprimere i sentimenti più autentici dell’uomo.

«La sua genialità si accompagnava sempre a un altissimo senso del valore estetico», dicono amici e sodali, «È stata una figura che ha lasciato un’impronta forte nell’arte».

Con il tempo ha declinato sapienza e abilità dando alle tele colori e sfumature a volte leggere e quasi trasparenti, a volte impregnate di tinte forti ed aggressive, tipiche dell’aspra terra natia, la Calabria.

Due sue opere si trovano al museo Bailo; una scultura, una Crocifissione lignea alta 4 metri, è stata donata alla chiesa parrocchiale di Monigo pochi mesi or sono. È presente nei cataloghi Bolaffi e Comanducci, nel catalogo dell’arte moderna italiana, e altri.

Creava donne di forme ampie e proporzionate, uomini imperfetti ma veri, fossero artigiani, umili lavoratori, sportivi, religiosi. E l’impronta mistica marchia le sue Maternità, le Crocifissioni, i suoi Santi.

Quindi l’attività letteraria: nel 2018 aveva dato alle stampe per i tipi di Piazza, “Te la racconto io l’Italia”, retrospettiva quasi autobiografica delle sue radici meridionali. In precedenza, aveva scritto “La misteriosa donna del treno”, incentrato sulle vicende del post 8 settembre 1943, e “L’uomo che cercava la vita eterna”, sempre per Piazza, e «Peperoncini a colazione, avventure in Aspromonte”.

Lascia i figli Lucia, Kathiuscia e Ivor. Con Lucia, regista e sceneggiatrice, Filippone era stato attore, autore e narratore, in un docufilm del 2017 sulla storia inedita della Resistenza nel Veneziano: “Li chiamavano Ribelli”, premiato anche alla Biennale Cinema di Venezia. E ancora, è stata la voce narrante di 4 documentari della figlia sulla figura di Caravaggio, autentico faro di Pino, che ha fatto dell’Apparizione di Gesù agli Apostoli uno dei suoi riferimenti artistici assoluti.

I funerali si terranno mercoledì alla chiesa di Monigo (orario da definire). I familiari ringraziano sentitamente l’Advar per la grande professionalità e umanità di medici e infermieri nell’assistenza al padre, e invitano a devolvere offerte all’associazione.

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