Coronavirus a Treviso: «La Fase 2 partirà con la telemedicina e visite anche il sabato»

TREVISO. I due mesi di gestione dell’emergenza Covid sono stati molto complicati per l’intero mondo della sanità, soprattutto nelle regioni italiane più colpite, tra queste il Veneto. A Treviso il Ca’ Foncello ha scoperto il primo cluster proprio dentro ad un suo reparto, la Geriatria, deputato ai pazienti più anziani e fragili. Le difficoltà da superare sono state moltissime e, per quel che riguarda l’infezione da coronavirus, gli scenari restano aperti, tanto che gli ospedali che ricadono nell’ambito dell’Usl 2 stanno riorganizzandosi al loro interno (ne parliamo a parte) mantenendo un corposo contingente di posti letto pronto per l’eventualità di un riacutizzarsi del contagio. La Fase 2, quella del ritorno alle consuete attività sanitarie, non si preannuncia più semplice perché la mole delle prestazioni mediche sospese durante l’emergenza è ingentissimo: ammonta a circa un milione tra visite ed esami clinici, compresi quelli numerosi del sangue. A dirigere l’azienda sanitaria Usl 2 della Marca, è Francesco Benazzi.
Dopo due mesi difficili con la riorganizzazione degli ospedali si apre un’altra fase complicata.
«Stiamo facendo una gara come se fossimo in pista, il post Covid è completamente nuovo per tutti noi. Si tratta di orientare una macchina che ha cambiato pelle. Dal 4 tutti i reparti sono stati riattivati: stiamo tarando la macchina organizzativa».
Nel presentare il primo piano di riorganizzazione ha parlato molto di sicurezza. Cosa intende?
«Prima di tutto ci deve essere la precauzione per non far rischiare i pazienti ricoverati e non, il personale che lavora, i visitatori: quindi la mascherina, il lavaggio delle mani, il rispetto della distanza. E bisognerà avere pazienza se ci sarà da aspettare, dovremo aspettare le regole. Per le visite è inutile arrivare con anticipo perché in sala d’attesa ci si può stare in pochi. Bisognerà arrivare non più di 15 minuti prima. Per la sicurezza faremo indossare un braccialetto a tutti coloro che entreranno in ospedale».
Dal 4 maggio gli ospedali hanno avviato il processo di riapertura delle specialità sospese. La prima cosa da fare sarà far recuperare ai pazienti visite ed interventi saltati. Come farete?
«Le visite non urgenti sospese dal 21 febbraio al 3 maggio sono state 48.653, per i casi urgenti invece sono state garantite: adesso i pazienti che si sono visti sospendere la visita dovranno rivolgersi al proprio medico di famiglia che rivaluterà il caso e contatterà direttamente il Cup. Quei pazienti non devono telefonare al Cup che si sta già intasando per la gran quantità di telefonate. Se ne farà carico il medico di base».
I tempi?
«Abbiamo calcolato che fino ad agosto si smaltirà».
Chi invece deve prenotare una visita nuova cosa deve fare? E come verranno stabiliti i calendari?
«Chi prenota per la prima volta dovrà rivolgersi al proprio medico curante, poi con la ricetta per una “prima visita” deve rivolgersi al Cup per telefono. Il Cup spalmerà le richieste nel tempo a seconda delle priorità segnalate nell’impegnativa».
Cosa farete per smaltire tutta questa mole di richieste?
«Vogliano introdurre la telemedicina anche per i controlli specialistici. Per esempio per Dermatologica o Cardiologia si può fare con l’ausilio del video».
E l’estensione dell’orario per le visite?
«Bisognerà ripensare l’organizzazione insieme ai sindacati. Vediamo se è possibile chiedere la disponibilità del personale per il sabato mattina e pomeriggio. In alcuni settori, come Radiologia, c’è già il servizio notturno. Dobbiamo capire quali sono le nostre potenzialità, tenendo conto della nota carenza di specialisti. Faremo anche delle valutazioni con le strutture private accreditate per smaltire le visite».
E le visite in regime privatistico (intra moenia)?
«Entro questa settimana le riattiveremo».
Ha un appello da fare?
«Alle persone anziane che vedo stare in attesa con difficoltà: se dovere fare una visita non arrivate troppo presto, bastano 15 minuti». —
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