La proposta del Pd «I capannoni vuoti vanno demoliti»

Sandro Martin chiede al sindaco di indicare una strada L’urbanista: «Giù i piccoli, trasformazione per quelli grandi»

ODERZO. «Oderzo si ponga a capo dei Comuni dell’Opitergino Mottense e favorisca il recupero dei capannoni abbandonati nell’area». Sandro Martin, segretario del Pd opitergino, non gira attorno alla questione. Per lui è questo l’argomento che le 14 amministrazioni comunali del comprensorio devono mettere in cima alla loro agenda: «Abbiamo un sacco di zone industriali dismesse, ma nonostante questo alcune aziende continuano ad ampliare i propri stabilimenti, bruciando l’ambiente». Viene alla mente il caso della Friul Intagli, che di recente ha allargato il proprio capannone per altri 30mila metri quadri all’interno della zona industriale di Portobuffolè. È in quest’ottica che si inserisce la richiesta di una valutazione dell’utilizzo delle aree industriali, che secondo Martin "sarebbe opportuna". E a dover portare avanti questo progetto, secondo il segretario dem, deve essere Oderzo, la città più grande e più importante dell’area. Non sarebbe la prima volta che la città si pone alla testa dei 14 comuni dell’Opitergino Mottense per risolvere problemi che sono comuni a tutte le amministrazioni comunali della zona: «Quand’era sindaco Bepi Covre, il comune di Oderzo si fece promotore della richiesta di eliminare tutti i sottopassi ferroviari» ricorda Martin. «Ora dobbiamo fare lo stesso. Un comune importante come Oderzo deve prendersi le proprie responsabilità». Il sasso lanciato dal Pd di Oderzo è caduto in un’area dove ogni zona industriale racchiude al suo interno decine di capannoni vuoti, alcuni anche da moltissimi anni. Nemmeno a Oderzo mancano esempi di questo tipo. Anche gli studenti dello Iuav, che hanno condotto uno studio sulla città nel tentativo di immaginarne il prossimo sviluppo urbanistico, hanno individuato nella grande presenza di capannoni vuoti una criticità a cui, in futuro, bisognerà far fronte. L’architetto Pierangelo Turchetto, opitergino ma in passato assessore a Fontanelle nella giunta di centrodestra di Antonio D’Amico, fa emergere molti degli ostacoli che separano i comuni dalla possibilità di liberarsi dei capannoni vuoti che si trovano nel loro territorio: «I capannoni medio-piccoli e quelli costruiti parecchi anni fa non sono facilmente recuperabili» è il suo avvertimento. A sentire Turchetto, se i capannoni sono troppo piccoli diventa difficile immaginare un futuro per loro, mentre se sono troppo vecchi rischiano di costare troppo: la scarsa efficienza energetica e la necessità di aggiornarli alle normative antisismiche sono ostacoli superabili solo spendendo moltissimo. «La politica, a livello locale, dovrebbe analizzare la situazione e creare un elenco di tutte queste strutture. Ad un livello più alto, bisognerebbe mettere a disposizione fondi per procedere all’abbattimento di tutte le strutture irrecuperabili». Non tutti i capannoni andrebbero abbattuti, dunque, ma solo quelli più vecchi e troppo piccoli: «Gli altri potrebbero diventare delle aree da adibire ad uso sportivo» spiega Turchetto. «Sembra un paradosso, ma il territorio si recupera anche abbattendo. I costi saranno certamente molto alti, ma si darà una maggiore qualità a tutta l’area».

Niccolò Budoia

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso