L’ultimo sms a una donna «È andato per onorare la promessa a un amico»

Una vicentina racconta il messaggio ricevuto prima della partenza «Era agitatissimo, si vedeva che aveva paura di questo viaggio»

«Aveva paura di partire, non posso credere che sia una spia dell’Isis. Era stato obbligato a fare quel viaggio per onorare la promessa fatta ad un amico. Tutte le volte che poteva andava a pregare la Madonna del Covolo di Crespano, che terrorista farebbe mai una cosa simile?».

A parlare è Cristina Basso, 47 anni del Bassanese, amica intima di Fabrizio Pozzobon sparito in Siria il 26 dicembre del 2016. L’ultimo messaggio lo aveva mandato proprio a Cristina: «Sto bene, stai tranquilla», poi più nulla. Dell’elettricista si era persa ogni traccia. Ieri la svolta. Saged Sayed Fayek Shebl Ahmed, il foreign fighter colpito da una ordinanza di custodia cautelare in carcere per terrorismo internazionale, ancora in Medio Oriente, sarebbe stato il suo interprete, proprio dai racconti contenuti negli atti della procura di Milano, spunta l’ipotesi del rapimento di Pozzobon da parte dei miliziani di Bashar al Assad, rivali delle truppe Jihadiste.

Secondo l’amica bassanese però alcuni dettagli non tornano. «Prima di partire era agitatissimo - racconta - si vedeva che aveva paura. Lo avevo supplicato di non andare, pensavo che alla fine mi avrebbe dato ascolto, invece c’era questa promessa fatta ad alcuni amici del Medio oriente, che doveva assolutamente rispettare. Non è mai entrato nei dettagli, credo volesse proteggermi. Ricordo di avergli detto che temevo di vederlo rientrare in Italia dentro una bara».

Secondo quanto emerge dagli atti della procura, sembra che Pozzobon sia stato rintracciato dai miliziani in un villaggio della Siria, al confine con la Turchia, che lo avrebbero rapito per condurlo in un luogo montuoso forse perché ritenuto una spia, o per poterlo utilizzare nella mediazione di scambio di prigionieri con le truppe governative siriane, oppure per chiedere un riscatto alle autorità italiane. «E’ partito il 20 dicembre - racconta Cristina -, i primi giorni mi diceva che era bello, che stava bene, mi aveva anche preso delle collane per Natale. Poi ho cominciato a sentirlo teso, con gli amici del posto si spostavano in vari villaggi, mi mandava alcune foto. Mi diceva di stare tranquilla. Io speravo solo che tornasse presto, che non gli succedesse nulla. Verso il 24 dicembre ha cominciato ad agitarsi, diceva che qualcosa non stava andando bene, che aveva paura. Io dalla tensione avevo pure smesso di mangiare. Il 26 mattina ci siamo scambiati altri messaggi, volevo credere che stesse andando tutto bene. Dopo pranzo gli ho scritto ancora. L’ho fatto per due mesi, ma nulla».

Pozzobon è considerato disperso, la sua scomparsa era stata denunciata anche dai famigliari. Di lui non si è saputo più nulla fino a ieri, quando è stata resa nota la testimonianza dell’interprete che lo avrebbe visto prigioniero, incappucciato nei vari trasferimenti, perché ritenuto “una spia dell’Isis”. «Io non ci voglio credere - conclude -. Non posso negare che saperlo vivo per me è una grande consolazione, adesso spero solo che venga ritrovato e liberato. Quando sarà in Italia sarà lui a raccontare tutta la verità».

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