Tre anni per il rilancio di Benetton
Nel nuovo piano industriale restyling dei negozi e strategie commerciali aggressive. Dai sindacati fiducia a tempo

PONZANO. Fiducia a tempo, quella di Cisl e Cgil a Benetton. Tre anni per verificare se il piano industriale del patron Luciano sarà la ricetta giusta per rimettere in carreggiata il gruppo tornando a fare utili, tre anni per capire se la luna di miele tra forze sociali e azienda continuerà dopo l’apertura di credito di questi giorni. Ieri pomeriggio l’assemblea con i lavoratori di Ponzano e Castrette ha confermato le indiscrezioni del giorno prima, quando le forze sociali avevano incontrato i manager: nessun nuovo esubero (nel 2018 usciranno 50 persone per completare il piano di ristrutturazione deciso negli anni scorsi), nuovo modello di showroom e strategie commerciali riviste, management rivoluzionato.
Ricambio generazionale.
Le maggiori perplessità sono espresse da Cristina Furlan, segretario generale di Filctem Cgil Treviso: «Io sono molto preoccupata perché noto una contraddizione. I manager ci hanno posto la questione dell'età media dei lavoratori: 46 anni. Loro sostengono che a questo punto la Benetton deve essere la Benetton dei trentenni, con un importante ricambio generazionale. Ma questo come si concilia con la promessa, che pure ci è stata fatta, di non prevedere nuovi esuberi?». Le forze sociali si dicono preoccupate per i lavoratori che oggi hanno più di cinquant’anni (e su un parco dipendenti di oltre 1.400 uomini, sono parecchie decine). Lo spettro degli esuberi, allontanato dall’azienda per ora, potrebbe ripresentarsi tra qualche anno, quando le nuove tecnologie e le nuove sfide di mercato metteranno in difficoltà i meno giovani. «A quel punto bisognerà pensare a dei progetti di aggiornamento» continua Furlan, «oppure a contratti part-time per gli over cinquanta. Per ora, la nostra è una fiducia a tempo. Luciano Benetton si è dato tre anni, vedremo alla fine di questo periodo cosa sarà stato raccolto».
Il piano.
La due giorni di incontri e assemblee è servita anche per spiegare a sigle sindacali e Rsu il nuovo piano industriale dell’azienda. Si parte dalla ristrutturazione dei negozi sul modello di quanto accaduto a Milano, dove il nuovo showroom ha registrato un 40 per cento in più di vendite rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il prossimo incontro è previsto a gennaio, mentre a febbraio Benetton Group fornirà nuovi dettagli circa i piani industriali e commerciali con l’informativa annuale. Nel pacchetto per il rilancio del marchio rientrano anche nuove collezioni, più attenzione alla qualità dei prodotti e una catena di comando più corta, operazione, quest’ultima, già avviata nei mesi scorsi con l’addio di diversi manager in posizioni apicali, vittime degli strali di Luciano. Fari puntati anche su Olimpias, una delle aziende nate nel 2015 dopo la scissione di Benetton Group e focalizzata nella parte produttiva relativa all’abbigliamento. La situazione nel complesso è definita «difficile», ma l’azienda ha assicurato che il piano avviato negli anni scorsi, che prevedeva 150 esuberi, sarà completato nel 2018 con le ultime cinquanta uscite.
La fiducia.
Resta la convinzione che il ritorno di Luciano sia, oggi, la medicina più efficace: «Il rientro della proprietà è un passo importante per il rilancio, che deve necessariamente passare dall’aumento delle vendite, dalla messa a punto di un prodotto di qualità e dall’ingresso in nuovi mercati» spiega Nicola Brancher, segretario generale Femca Cisl Belluno Treviso. «L’azienda ha risposto velocemente alla nostra richiesta di incontro con i responsabili delle risorse umane e delle relazioni industriali. Il progetto di rilancio che ci è stato presentato è ottimo: l’azienda si dà tre anni di tempo per rinascere attraverso una semplificazione organizzativa e forti investimenti su nuovi mercati e sulla qualità del prodotto. Ora serve l’impegno di tutti per tradurre la progettualità in realtà, anche imparando dagli errori fatti in passato».
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