Silea, scopre i ladri in casa del cognato: minacciato con un piede di porco

Silea. Terzetto di banditi in trasferta costretto alla fuga dai parenti dell’imprenditore derubato Albanese si getta nel fiume ma viene arrestato dai carabinieri. La proprietaria: «Erano pronti a tutto»
FILIPPI AG.FOTOFILM SILEA FURTO ABITAZIONE DOTTO IN VIA GORIZIA,10 A NERBON
FILIPPI AG.FOTOFILM SILEA FURTO ABITAZIONE DOTTO IN VIA GORIZIA,10 A NERBON

SILEA. I rumori che provenivano dalla casa del fratello a Nerbon di Silea avevano insospettito una donna a tal punto da indurla a chiamare i carabinieri dopo aver avuto la certezza della loro presenza. Un terzetto di malviventi, disturbati dalle grida della donna e dal coraggio del suo compagno che li ha affrontati a sangue freddo, è stato così costretto ad abbandonare la cassaforte che avevano appena aperto e sono fuggiti. Due sono riusciti a salire a bordo di un’auto e a scappare, facendo perdere le loro tracce, mentre un terzo, che s’era attardato, inseguito dal cognato dell’imprenditore preso di mira, è fuggito nei campi circostanti.

Alla fine, l’uomo, un albanese di 42 anni, Emir Giorga, è stato arrestato nonostante avesse tentato di sfuggire alla cattura da parte degli uomini dell’Arma, gettandosi nelle acque gelide del Nerbon. Ieri mattina, il ladro è stato processato per direttissima in tribunale. Il giudice Leonardo Bianco, dopo aver convalidato l’arresto, ha rinviato l’udienza, accogliendo la richiesta di termine a difesa dell’avvocato. Nel frattempo, però, l’albanese rimane rinchiuso nel carcere di Santa Bona fino all’esito della direttissima, fissata nei prossimi giorni.

Il fatto risale alla prima serata di sabato, poco dopo le 19.30. È a quell’ora che una banda di ladri in trasferta dal Bresciano entra in un’abitazione di via Gorizia a Nerbon, nel comune di Silea. Si tratta della casa di Aldo Dotto, un imprenditore. Dopo aver passato al setaccio le stanze dell’abitazione, la loro attenzione si concentra su una cassaforte agganciata al muro all’interno di un armadio. A quel punto, con gli attrezzi da scasso che hanno portato con sè, iniziano a lavorare per aprire la cassaforte. È il rumore delle martellate per scardinare la cassaforte ad insospettire la sorella del proprietario di casa, che abita nella casa vicina. La donna sa che il fratello è uscito a cena con la famiglia e, affacciandosi, vede l’auto dei ladri parcheggiata. 

 A quel punto la donna chiama i carabinieri e poi si affaccia alla finestra e si mette ad urlare per disturbarli. Il suo compagno, con grande coraggio, decide ad andare ad affrontare i ladri. Questi ultimi, vistisi scoperti, decidono di andarsene, lasciando sul posto la refurtiva, che stavano mettendo all’interno di una federa di cuscino. Sulla porta d’ingresso trovano il cognato del proprietario, lo minacciano con un piede di porco e poi scappano. Due riescono a salire in auto e a scappare, lasciando dietro di sè il complice che è fuggito a piede verso i campi. L’uomo viene inseguito dal cognato del proprietario in bicicletta e le sue indicazioni ai carabinieri in arrivo risulteranno preziose per la cattura. L’albanese, sentitosi braccato, si getta nelle acque del Nerbon, ma pochi minuti più tardi viene bloccato e arrestato dai carabinieri.

«Erano pronti a tutto», spiega la moglie dell’imprenditore. «Hanno minacciato il compagno di mia cognata con il piede di porco che, con molto coraggio, li ha affrontati. È stata mia cognata a sentire i colpi di martello con il quale tentavano di scassinare una piccola cassaforte da armadio. Per fortuna non ci sono riusciti perché sono stati disturbati dai nostri cognati. Avevano già messo dentro la federa di un cuscino la refurtiva. Mentre due ladri sono riusciti a fuggire a bordo della loro auto, l’altro è stato seguito in bicicletta da nostro cognato ed è stato lui a dare le coordinate per farlo acciuffare dai carabinieri».


 

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