Terremoto prosecco, a Treviso uva a 2 euro

TREVISO. Terremoto nel mondo del prosecco: il calo della produzione della vendemmia 2017 fa schizzare i prezzi dell’uva destinata alla produzione del Doc, che ieri - alla borsa merci di Treviso - è schizzata oltre i 2 euro al chilo. I vinificatori si sentono strozzati: non possono aumentare il prezzo della bottiglia al consumatore finale (perché spesso i contratti sono già stati firmati nei mesi scorsi), ma devono pagare di più i fornitori della materia prima. E così il delicato equilibrio commerciale del prosecco Doc vacilla, tanto che il presidente del Consorzio di Tutela, Stefano Zanette, ha lanciato un messaggio allarmato ai suoi produttori: «Li invito a comportamenti responsabili per garantire un futuro alla nostra denominazione. Se i prezzi si alzano troppo, il rischio è che il mercato ci giri le spalle».
Il problema era previsto, dato che il calo della produzione era stato messo in conto a causa delle bizzarrie climatiche e della grandine, ma qualcosa - dentro il Consorzio - non ha funzionato. I vertici avevano chiesto alla base (i produttori che vendono l’uva ai vinificatori) di contenere gli aumenti per non far “saltare il banco”. Un accordo di filiera che avrebbe comportato margini ridotti quest’anno, ma che avrebbe garantito la sostenibilità del prosecco sui mercati. E invece, più di qualcuno non ha ascoltato l’appello di Zanette («Gli agricoltori non devono essere bulimici») e ha ricaricato il costo dell’uva. Quello che non sarebbe dovuto succedere si è verificato ieri, con l’impennata del valore dell’uva: la Doc ha avuto un picco fino a 2,10 euro (la Docg Asolo si attesta sui 2,35-2,45, la Docg Conegliano Valdobbiadene sui 2,75-2,95).
Un record impensabile fino a pochissimo tempo fa (di fatto si tratta di una quotazione raddoppiata rispetto al 2015, quadruplicata rispetto al 2008). Anche Confagricoltura ha notato la stortura del sistema: «Stiamo vivendo momenti di mercato molto favorevoli, e questo è positivo, ma la minore resa sta creando qualche tensione sui prezzi» spiega Lodovico Giustiniani, presidente Confagricoltura Treviso, «quello che conta è che la domanda di prodotto c’è, bisogna solo stare attenti a non andare fuori mercato, attestandosi su un prezzo congruo». Anche Pierclaudio De Martin, presidente viticoltori di Confagricoltura, ha auspicato che si risolva in fretta «la fibrillazione del mercato».
La verità è che l’accordo di filiera proposto dal Consorzio di Tutela con imbottigliatori e trasformatori a luglio è stato - per quanto riguarda le adesioni - un flop. Domenica, intervenuto a un convegno sul tema, era stato quasi profetico Vasco Boatto, Università di Padova: «Ora l’urgenza è di bloccare la corsa al rialzo per garantire quella stabilità dei prezzi che il mercato internazionale richiede. E l’unica soluzione a disposizione nell’immediato è l’accordo di filiera». Lo stesso governatore Zaia, nel recente passato, era intervenuto per chiedere prezzi certi e stabili. «Il rischio - commenta un produttore - è che prima o poi l’aumento del prezzo dell’uva porti a un aumento anche del costo della bottiglia. E a quel punto, i grandi buyer cominceranno a comprare il Cava al posto del prosecco».
Andrea De Polo
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