I diciottenni di Treviso si raccontano: manager, ingegnere, o mamma. All’estero? Ma solo per tornare

La generazione dei millennials davanti alla scelta dell’università, il lavoro e un futuro da inventare Sei ragazzi che hanno superato la maturità con il massimo dei voti si raccontano alla “tribuna”
agostini AG.FOTOFILM treviso forum in redazione con studenti
agostini AG.FOTOFILM treviso forum in redazione con studenti

TREVISO. Bravi, preparati e con lo sguardo rivolto al futuro. Pronti ad afferrare i loro sogni ma, soprattutto, a spendersi per realizzarli. Sei ragazzi e ragazze, appena promossi all'esame di maturità con il massimo dei voti, hanno raccontato alla “tribuna” quello che spesso rimane racchiuso nelle statistiche. Le ultime sono poco incoraggianti: la disoccupazione giovanile in Italia è al 35,5% contro una media europea del 18,7%. Abbiamo cercato di andare al di là dei numeri per toccare con mano la realtà, vista con gli occhi dei giovani che si affacciano agli studi universitari e al lavoro. Progetti, ambizioni, fatica e speranze: ne è uscito uno spaccato di come la generazione dei millennials si stia preparando a costruire il suo domani.

VERSO L’UNIVERSITÀ

«Al liceo mi sono appassionata alla fisica. Credo che le scuole superiori debbano farci acquisire un metodo di studio da utilizzare all'università. Mentre nel passaggio dalla laurea al mondo del lavoro sarà utile anche l'esperienza. Mi piacerebbe fare la ricercatrice. Diventare come l'astrofisica Margherita Hack? Sarebbe molto ambizioso» spiega Francesca, che ha scelto Ingegneria Fisica al Politecnico di Milano. «Per me la preparazione serve, ma fino a un certo punto, le nozioni portano a elaborare un approccio alle materie di studio, ma si impara molto più lavorando.

Il forum in redazione: i diciottenni di Treviso di fronte all'Università, ecco Sara

Mi sono iscritto alla facoltà di Economia e Commercio a Ca' Foscari e spero di avere una preparazione specifica per poi trovare lavoro, magari nel ramo manageriale, anche come dipendente pubblico» sottolinea Marco. Nell'eterno dibattito sulla vicinanza tra universo della scuola e impresa, subentra un altro dato di attualità: la metà dei posti offerti da Unindustria Treviso per fare tirocini aziendali è rimasta vuota. Poco interesse per il lavoro oppure poca propensione alla gavetta? «Da 18enne penso che, se il lavoro è un bisogno, allora ci si deve adattare. Guardo al mio futuro con un 50% di speranza e un 50% di paura nel rimanere delusa, ma ritengo che le opportunità vadano cercate con determinazione.

Il forum in redazione: i diciottenni di treviso di fronte all'università, ecco Francesca

Ho scelto di fare Economia Aziendale per approfondire. Il mio sogno è gestire un'impresa che magari rispecchi l'hobby della pallavolo» aggiunge Sara. Alla passione per il canto e la chitarra, Azzurra affiancherà lo studio in Economia e Management. «La preparazione scolastica delle superiori, ricca di materie umanistiche, serve più a livello personale, invece, lo studio delle lingue mi ha dato una base per proseguire e tornerà utile nel lavoro. Vorrei diventare manager, magari in un'azienda di moda o pubblicitaria. Lo stipendio di partenza? Sui 1.500 euro netti per iniziare, con la speranza di crescere. Se dovessi scegliere preferirei il posto fisso piuttosto che uno stipendio alto vivendo nell'incertezza».

UNA SCELTA PONDERATA

Nessuna improvvisazione, per tutti la scelta dell'università è stata il frutto di una valutazione di campo, capace di unire inclinazioni e visione nel lungo termine. Le discipline scientifiche e le materie economiche guadagnano terreno, specie tra le ragazze. Segnale di una crescente consapevolezza che trova riscontro nei dati: per i laureati nel campo delle scienze le chance di occupazione superano l'80%.

Il forum in redazione: i diciottenni di Treviso di fronte all'università, ecco Damiano

«Dopo l'istituto tecnico ho optato per la facoltà di Ingegneria dell'Informazione perché voglio che il percorso accademico mi faccia diventare richiesto dalle aziende, voglio crearmi un profilo di competenze completo e appetibile per il mercato del lavoro» spiega Damiano. La pensa pressapoco come lui Lorenzo che si è iscritto alla facoltà di Ingegneria Aerospaziale a Padova.

Il forum in redazione: i diciottenni di Treviso di fronte all'università, ecco Lorenzo

«Spero che l'università mi aiuti a migliorare le mie “capacità di adattamento”, credo che questo sia molto importante e spero che mi offra molti stimoli». Va assottigliandosi il più classico dei preconcetti che vuole gli allevi degli istituti tecnici poco interessati all'università. «Dopo le medie ho scelto di fare elettronica al Max Planck ed è andata bene. Ho trovato professori capaci di appassionarmi a molte materie. Andrò all'università perché vale la pena approfondire» aggiunge Lorenzo.

IL LAVORO

Rifiutano l'etichetta di “bamboccioni” e ritengono che il lavoro in azienda abbia un certo appeal. Marco, per esempio, ha già fatto esperienza. «Non etichetterei tutti i giovani come fannulloni. Ho lavorato un'estate in Provincia all'Ufficio caccia e pesca, svolgendo mansioni di archivio. E poi, all'interno del magazzino commerciale di un'azienda che produce cancelli. Mi è piaciuto ed è stato molto utile, poiché ho conosciuto da vicino l'ambiente lavorativo con le sue varie sfaccettature».

Il forum in redazione: i diciottenni di Treviso di fronte all'università, ecco Azzurra

Anche Azzurra si è messa in gioco l'estate scorsa: «Sono stata chiamata in un bar. È stata una bella esperienza perché ho capito quello che non voglio fare. Preferisco studiare e formarmi per poi lavorare in azienda e magari per dirigerne una un giorno, in ambito artistico o pubblicitario». Per qualche settimana Sara è andata a lavorare nello studio di un commercialista, anche nel suo caso si è trattato di un'esperienza “illuminante”. «Mi sono trovata molto bene ma ho capito che non è quello che voglio fare, non mi piace molto il lavoro impiegatizio, aspirerei a gestire un'attività in proprio. Le cose più importanti che ho imparato: la flessibilità e la capacità di relazionarmi con persone più grandi di me, tenendo un po' a bada l'impulsività».

ALL'ESTERO: NON SEMPRE

All'estero non sempre e, anche se fosse, non per tutta la vita. Incidono forse la Brexit e qualche piccolo miglioramento nell'occupazione italiana, che è tornata ai livelli pre-crisi con oltre 23 milioni di occupati. «Tenderei a escludere un trasferimento all'estero per realizzarmi, penso che l'Italia sia un posto abbastanza valido» dice Marco. Per Azzurra e Francesca invece, fare le valigie potrebbe essere un'esperienza a “tempo determinato”. «Magari per qualche anno ma non certo per tutta la vita. Tra i Paesi che vorrei abitare per un po' ci sono il Canada e la Spagna» spiega Azzurra.

Il forum in redazione: i diciottenni di Treviso di fronte all'università, ecco Marco

«All'estero forse ci sono maggiori opportunità ma anche in Italia non possiamo lamentarci. Penso che potrei andare un paio di anni all'estero, per imparare bene l'inglese e conoscere altre culture, ma non certo per sempre, dato che sono affezionata al mio Paese» chiarisce Francesca. Nel caso di Sara l'ago della bilancia propende nettamente per l'Italia. «Voglio restare nel mio Paese, vedo l'estero come mèta di viaggio ma non di lavoro. Penso che l'Italia, laddove ci siano voglia di fare e di studiare offra delle opportunità ai giovani e poi, non vorrei lasciare le mie radici e gli affetti ai quali sono molto legata». Va nel concreto Lorenzo che immagina un prossimo futuro magari in una delle aziende che rappresentano l'eccellenza del made in Italy. «Non credo che negli altri stati le imprese siano necessariamente migliori, dopo l'università mi piacerebbe lavorare in ambito aerospaziale, magari nella multinazionale AgustaWestland». Damiano, invece, cede al fascino degli Stati Uniti: «Penso che l'Italia sia un Paese per giovani ma non escludo la possibilità di andare in America».

TRA 10 ANNI

Tutti sperano di avere un lavoro appagante e l'indipendenza economica, requisiti considerati fondamentali per poter mettere su famiglia e andare a vivere da soli. «Vorrei cogliere tutte le opportunità che mi si presentano davanti e poi penserei a sposarmi e magari a fare un figlio» spiega Marco. «La stabilità aiuta a progettare una famiglia, altrimenti sarebbe molto difficile. Penso che il vantaggio della nostra generazione rispetto a quella dei nostri genitori è la centralità della tecnologia, mentre uno svantaggio è il rischio di dover accettare un lavoro per il quale non si è studiato» aggiunge Azzurra. «I sogni di bambini cambiano con l'età. Da piccola volevo fare la biologa.

agostini AG.FOTOFILM treviso forum in redazione con studenti
agostini AG.FOTOFILM treviso forum in redazione con studenti

Tra 10 anni mi vedo sposata e se c'è un buon lavoro anche mamma» continua Francesca. «Non siamo più nell'epoca in cui si fa un figlio e si aggiunge un posto a tavola. Occorre trovare un equilibrio, non svalutarsi ma nemmeno ambire a troppo» prosegue Sara. Comparando la generazione precedente con la sua, anche Lorenzo trova qualche differenza. «Oggi c'è meno immaginazione rispetto al passato, abbiamo perso un po' la capacità di avere un'idea e portarla fino in fondo. Spero di trovare un buon lavoro, l'indipendenza economica per me conta molto». Damiano torna per un istante sui banchi di scuola. «Siamo fortunati perché nella nostra epoca l'accesso a una buona istruzione è molto più democratico rispetto al passato. Sogni nel cassetto? Vedremo. Intanto, puntiamo in alto».
 

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