Vedelago, ferisce il bandito durante la sparatoria. La guardia: «Ora temo per la mia vita»

Il metronotte ha paura per la famiglia. I parenti del giostraio annunciano di costituirsi parte civile. Major ancora gravissimo
Filippi Barcon via Pomini luogo scontro a fuoco metronotte e ladri arrivo pm
Filippi Barcon via Pomini luogo scontro a fuoco metronotte e ladri arrivo pm

Bandito ferito alla testa da un vigilantes a Barcon di Vedelago

TREVISO. «Ho paura. Potrebbero vendicarsi con la mia famiglia. Nessuno di noi è al sicuro». Massimo Zen, la guardia giurata 47enne della Battistolli che ha sparato colpendo alla testa Manuel Major, in fuga dopo tre colpi ai bancomat nella notte tra venerdì e sabato, l’ha confidato ieri al suo legale, l’avvocato Daniele Panico. Il clan dei Major, cui appartiene il 37enne Manuel (ancora ricoverato in gravissime condizioni al Ca’ Foncello) è un nome che nel mondo della malavita fa tremare i polsi. Le prime mosse dei parenti di Manuel sono state affidate al loro legale: la famiglia si costituirà parte civile nel procedimento a carico della guardia giurata, accusata di tentato omicidio e già interrogata dal pm Gabriella Cama.

«Ho paura di ritorsioni». Più dei possibili risvolti giudiziari di quanto accaduto, che dipenderanno anche dall’evoluzione delle condizioni di salute di Manuel, il timore di Zen è che possano scattare delle reazioni nei confronti dei familiari.

«Ha molta paura di ritorsioni verso se stesso e la sua famiglia», spiega l’avvocato Panico, «è stato identificato dai componenti del clan, lui ha capito chi sono e ha letto del loro passato, ora vive temendone la vendetta». Il suo nome ha iniziato a girare, tra i membri della famiglia di giostrai, fin dalle ore immediatamente successive alla sparatoria di Barcon di Vedelago. Ciò che lo spaventa è il passato dei parenti più prossimi di Manuel: il papà, Radames “l’Egiziano”, in carcere per rapina e accusato di collusione con la Mala del Brenta; la mamma, Carmen, nota per reati contro il patrimonio; il fratello, Claudio, a sua volta in manette per furto negli anni scorsi.

Zen resta in servizio. Bocche cucite, ieri, dalla società per cui lavora Zen, la Battistolli, che sabato sera si era limitata a dirsi «profondamente colpita da questo grave accadimento». Zen, comunque, non è stato sospeso dal servizio: ha ancora il porto d’armi, sebbene la pistola dalla quale sono esplosi i tre colpi contro l’auto dei banditi sia sotto sequestro. Si è preso qualche giorno di ferie e non lascia la propria abitazione nel Padovano, temendo che qualcuno sia già sulle sue tracce, ma al termine del periodo di riposo dovrebbe tornare al suo lavoro di sempre.

La rabbia del clan. C’è Massimo Zen chiuso in un totale riserbo, e a una cinquantina di chilometri di distanza c’è l’uomo cui ha sparato alla testa, Manuel Major, ancora in condizioni disperate al Ca’ Foncello. Prognosi riservata, in coma, stazionario e gravissimo. Ieri il solito capannello di parenti e amici all’ingresso dell’ospedale. Una decina di persone, ieri all’ora di pranzo, fumavano nervosamente e guardavano verso le stanze dell’ospedale. Giostrai, amici di lunga data, parenti: «Non ci sono novità, è tutto come sabato», ha detto con un filo di voce il fratello Claudio, «non siamo abituati a queste cose». Un dolore e una rabbia per ora composti. Dai loro legali, che per ora preferiscono mantenere la riservatezza, ieri pomeriggio è arrivata la comunicazione ufficiale: «Ci costituiremo parte civile. Sperando che l’accusa alla guardia giurata resti quella di tentato omicidio». Sperando, quindi, che Manuel ce la faccia. Per poi chiedere a Zen un cospicuo risarcimento.

 

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