Marco, un drammatico Sms prima del suicidio

VILLORBA. Mentre Polizia ferroviaria e Squadra mobile stanno cercando di ricostruire le ultime ore di vita Marco Cestaro, tra oggi e domani il dottor Alberto Furlanetto effettuerà l’autopsia sul corpo del diciassettenne trovato agonizzante venerdì pomeriggio a 500 metri di distanza dalla stazione di Lancenigo di Villorba. Il sostituto procuratore Anna Andreatta, che ha aperto un fascicolo per il reato di omissione di soccorso per il quale sono indagate tre persone, vuole infatti capire l’esatta causa della morte e, soprattutto, capire se le ferite trovate sul corpo del ragazzo siano compatibile con l’impatto con un treno.
Da questo primo tassello potrebbero arrivare elementi utili per fare luce anche su alcuni pesanti sospetti lanciati dalla madre del diciassettenne, Anna Cattarin. «Mio figlio è stato ammazzato. Non ha nemmeno toccato quel treno. Per me non si è suicidato. Questa è la mia convinzione. E adesso andrò fino in fondo. Costi quel che costi. Voglio sapere tutto». Al momento però, sottolineano in Procura, tutti gli elementi fanno pensare al suicidio: in particolare il ritrovamento della sua giacca, accuratamente piegata, e lo zaino vicino al luogo dell’impatto. Successivamente una sua insegnate avrebbe raccontato di aver ricevuto durante la mattina di venerdì un sms in cui il ragazzo le manifestava un forte disagio esistenziale. Marco stesso avrebbe detto in più occasioni di sentirsi in colpa per la morte del padre, suicida sui binari un anno fa.
E dallo stesso profilo di Marco emerge un dettaglio drammatico quanto, forse, significati. Aveva programmato che fare della sua pagina dopo la morte

Ma per quanto riguarda le indagini, un altro importante elemento che dovrà emergere dall’autopsia è se esiste un legame tra l’omissione di soccorso e il decesso avvenuto quattro giorni dopo. O meglio se il mancato intervento dei ferrovieri possa aver provocato la morte del diciassettenne. Il caso infatti si gioca sul filo dei minuti. Il corpo di Marco Cestaro è rimasto steso sui sassi della massicciata per oltre un’ora. Sembrava morto, ma non lo era. Il suo cuore stava infatti battendo ancora. Avrebbe potuto essere soccorso prima? È la domanda cui cerca di dare una risposta l’indagine per omissione di soccorso avviata dalla procura di Treviso dopo la morte del diciassettenne. Si punta a chiarire proprio questo e si sta analizzando minuto dopo minuto il film di quei tragici 70 minuti.

Anna Cattarin, madre del ragazzo, non crede che suo figlio possa essersi spinto volontariamente a ridosso dei binari della linea ferroviaria Venezia-Udine con l'intenzione di suicidarsi facendosi travolgere da un convoglio in corsa. A breve sporgerà una denuncia contro ignoti. «Io sono convinta che Marco non ha nemmeno toccato quel treno. È stato ammazzato. Punto. Anche vedendo le rotaie sul luogo dell’impatto a me non sembra proprio che sia stato un suicidio. Manca il cellulare che non è stato ancora ritrovato. Soldi non ne aveva. Li avevo presi io. Era andato via senza un euro in tasca. Però aveva il telefonino che adesso non c'è più. E sappiamo che al giorno d’oggi ti possono far male anche solo per prenderti il cellulare».
Una ricostruzione che oggi non sembra però trovare conferme nel materiale raccolto dagli investigatori.
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