Il socio sparisce coi soldi danni per 100mila euro

GORGO AL MONTICANO. Hanno dato fondo ai loro risparmi convinti della bontà dell’investimento. Ma dopo aver consegnato quasi 60 mila euro nelle mani del loro futuro- poi rimasto solo ipotetico- socio in affari per dare avvio a una società in campo edile due fratelli residenti a Motta di Livenza non sono più riusciti a mettersi in contatto con lui. Perdendo così i risparmi di una vita. Il caso è finito davanti al giudice del tribunale di Treviso. I due fratelli si sono costituiti parte civile nel procedimento con l’avvocato Marco Rebecca: hanno avanzato una richiesta di risarcimento per il danno economico e morale subito della misura di 100 mila euro. È finito alla sbarra con l’accusa di truffa Ermanno Dall’Anese, 50 anni. I fatti contestati sono avvenuti a Gorgo al Monticano tra febbraio e marzo 2013. Vittime due fratelli che da tempo erano alla ricerca di un socio che investisse risorse proprie per costituire una società operante nel settore edile, nello specifico nella costruzione di prefabbricati in legno, di pergolati e pompeiane. Nell’ottobre del 2012, grazie ad un amico comune conoscono Dall’Anese. Il primo incontro tra i tre si conclude con l’accordo di costituire questa società di cui ciascuno sarebbe stato socio proporzionalmente ai rispettivi conferimenti. In un secondo incontro, nello studio di un commercialista di Motta di Livenza, Dall’Anese si propone come amministratore della nuova società. Venne anche individuato il capannone, sede della futura impresa. Ad Annone Veneto. Tutto filava per il meglio: le due presunte vittime del raggiro riponevano la massima fiducia in Dall’Anese, al punto da versargli, senza alcuna esitazione e il minimo sospetto, le somme relative alle loro quote, necessarie per la costituzione della società di fronte al notaio. Da questo punto in poi, secondo l’accusa, sarebbero iniziati i problemi. Durante un incontro a San Vendemiano Dall’Anese avrebbe detto ai due fratelli che la liquidità trasferitagli per la costituzione della società era stata tutta pignorata da Equitalia. Una circostanza, secondo le vittime, assolutamente falsa. Quel che è certo è che da quel momento in poi i due fratelli non sono più riusciti a mettersi in contatto con l’uomo. Scattò la denuncia, le indagini, quindi il procedimento. All’ultima udienza sono stati sentiti gli ultimi testi della parte civile e vi è stato l’esame dell’imputato. L’uomo ha detto di aver trattenuto per sè parte del denaro a titolo di consulenza ed aver restituito il restante ai due fratelli. Che però negano con fermezza il fatto chiedendo un risarcimento di 100 mila euro. Il processo è stato aggiornato al 5 aprile.
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