«Non si usi la Resistenza per fare attacchi politici»

Il presidente dell’Anpi, Lorenzoni, nel mirino del Pd per le sue parole su Renzi «Avanti così e alla cerimonia andranno in pochi». Lui ribatte: «La verità fa male»
Di Francesco Dal Mas

La commemorazione del rastrellamento nazifascista sull’altopiano del Cansiglio «non può trasformarsi in un comizio politico». Scende in campo Roger De Menech, deputato, segretario regionale del Pd, che invitare l’Anpi di Treviso, Belluno e Pordenone ad astenersi dalle strumentalizzazioni nelle cerimonie civili. La dura requisitoria di Umberto Lorenzoni – presidente Anpi di Treviso e relatore di domenica sul Cansiglio – sulle “controriforme” del governo Renzi, attese – a suo dire – non dal popolo italiano, ma da Licio Gelli e Silvio Berlusconi, non è piaciuta ai numerosi esponenti del Pd presenti all’ombra dei faggi. E si moltiplicano le proteste.

«Non si utilizza una celebrazione istituzionale», afferma, indignato il sindaco di Vittorio Veneto, Roberto Tonon, «per sparare i propri proclami, assolutamente di parte. Le riforme? Il governo le sta realizzando nel pieno rispetto della Costituzione».

Giacomo De Luca, già sindaco di Fregona, ha subito reagito, quando Lorenzoni aveva appena smesso di parlare. «Ero indignato», racconta, «e lui ha avuto anche la scortesia di apostrofarmi». De Luca fa sapere di aver raccolto parecchio malcontento.

«Ed io, invece, mai come questa volta, ho raccolto tante adesioni», ribatte Lorenzoni. «So che la verità fa male. Ma è, appunto, la verità. Il governo Renzi sta massacrando la Costituzione con la riforma del Senato e quella elettorale, e non la sta rispettando anche perché ha dimostrato di non aver saputo garantire il diritto al lavoro». Il presidente dell’Anpi, dunque, insiste.

A questo punto De Menech non ha più riguardi. «Il pericolo che Lorenzoni e chi la pensa come lui, non ha messo in conto», puntualizza De Menech, «è che i partecipanti a questo doveroso ricordo saranno sempre meno, come peraltro sta purtroppo confermando l’appuntamento in Cansiglio. Numerosi sindaci mi hanno anticipato che il prossimo anno non interverranno».

Lo stesso Giovanni Bortot, storico parlamentare del Pd e già sindaco di Ponte nelle Alpi, confidandosi con De Menech, avrebbe ammesso il suo disaccordo con le tesi di Lorenzoni. «Le riforme istituzionali sono un dovere. Le vogliono grandissima parte degli italiani», puntualizza il leader del Pd regionale. «Mi sorprenderebbe che a ostacolarle o a impedirle fossero proprio coloro che hanno dato la vita per la democrazia, la giustizia e la libertà di questo Paese. Poi, è vero, si può pensarla diversamente sui singoli aspetti, ma non si può ignorare, come si è fatto nel comizio di domenica, che la prima parte della carta costituzionale, quella fondativa della nostra Repubblica, è rimasta intatta. E nessuno la vuol toccare».

Lorenzoni, nella sua orazione al monumento ai partigiani, ha acceso i riflettori su precise problematiche (dal Senato alla legge elettorale) che sono temi al centro del referendum abrogativo promosso dall’Anpi, con una cinquantina di firme raccolte anche l’altro ieri. «Esprimere la propria opinione, ancorchè critica, su questi aspetti, è legittimo, ma non si possono trasformare critiche specifiche in attacchi generalizzati e sconsiderati a Renzi e al suo governo, finanche avvicinandolo al fascismo, a Gelli e a Berlusconi». Per De Menech, attacchi così selvaggi (politicamente) sono poco rispettosi anche per tanti ex partigiani che, invece, apprezzano l’impegno riformista del governo e lo considerano, dopo tanti anni di cambiamenti sempre annunciati e mai attuati, nel solco tracciato proprio dalla lotta di liberazione. In ogni caso, il raduno del Cansiglio non è un convegno, ma una cerimonia.

«In un convegno si possono fare analisi e tirare conclusioni tanto più pertinenti se c’è anche il contradditorio. In una celebrazione istituzionale bisognerebbe tenere un comportamento rigoroso». Che domenica, invece, non c’è stato? Evidentemente no, secondo la dirigenza del Pd. «Per la verità, dai compagni della Resistenza ho ricevuto solo complimenti e attestati di “finalmente”», commenta Lorenzoni, «per aver detto, ripeto, solo la verità. E questo mi basta».

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