INTERVISTA/ FISCON

CASTELFRANCO. Sguardo intelligente, barba un po’ retrò, una grande forza comunicativa, Gianni Fiscon, architetto di 49 anni, ha scelto di lasciare “Vivere Castelfranco”, la civica dell’ex sindaco Maria Gomierato, un anno e mezzo fa. «Non c’era più spazio per me», dice senz’astio nè rimpianti. Poi l’anno scorso una chiacchierata con un amico l’ha convinto a ripartire con un nuovo progetto politico ed ecco la sua candidatura a sindaco a capo di Castelfranco Domani. Ultimo reddito dichiarato 57 mila euro, per la campagna elettorale ha rinunciato a un sogno : una nuova moto e così ha investito i 12 mila euro in un’avventura che gli sta regalando soddisfazioni e un’ottima squadra . Lui, sportivo da sempre (prima rugbista, poi alpinista, quindi ancora rugbista), grande appassionato della chitarra di Clapton (ha girato l’Europa per seguire i suoi concerti), ha una certezza: «Siamo noi l’unica vera civica di questa campagna elettorale, sganciata da qualsiasi partito».
È super impegnato nel volontariato...
«Da sempre dedico due ore al giorno al mio territorio, un impegno per me irrinunciabile. Sono nel consiglio affari economici della Parrocchia della Pieve. In occasione della mia candidatura mi sono sospeso dalle cariche di tesoriere dell’associazione Palio, presidente dell’Associazione Quariere Verdi e vicepresidente del Rugby».
Come ha costituito la sua squadra?
«Siamo partiti in tre-quattro. A maggio 2014 si è aggiunto a noi Leopoldo Passazi ed è stata un’accelerazione. Siamo un gruppo forte. Allenameto ogni martedì sera, tutti attorno a un tavolo per condividere idee e progetti. Non abbiamo cercato i candidati: sono arrivati loro da noi. Siamo stati una sorta di calamita. E, ne sono certo, la qualità della nostra lista, pagherà: tutte persone capaci, unite dalla volontà di dare una svolta alla città. Chi ha avuto modo di conoscerci ci voterà».
Com’è la sua Castelfranco di domani?
«Una città in cui si annullerà la distanza tra chi governa e chi è amministrato. Lavoreremo con una progettualità lunga: non ci preoccupa la scadenza dei cinque anni, ma la costruzione di una Castelfranco consapevole della sua forza».
Come lista civica vi mancherà la filiera?
«Siamo realisti: la filiera è fallita. Lo ha dimostaro chi ci ha governato negli ultimi 5 anni. Se sarò eletto non mi lamenterò, comunque, della gestione di chi mi ha preceduto. Sono convinto che i rapporti con le istituzioni superiori: Provincia, Regione, Governo, esulino dal colore politico. Ci troveremo sui grandi progetti».
Quale saranno le sue prime azioni se eletto?
«Da buon sportivo: conoscerò la squadra comunale e il campo da gioco e poi programmerò il campionato. E sarà un grande campionato».
Tre grandi opere da mettere subito in cantiere?
«Un centro sportivo che si meriti tale nome a Salvarosa, la riqualificazione delle piscine comunali di via Redipuglia, lo spostamento del terminal degli autobus. Investirò sul sociale: a Castelfranco si vive bene, ma c’è ancora molto da fare».
Il palazetto dello sport?
«Abbatterlo è una follia: fa parte della nostra storia».
Accoglierà i profughi?
«Non è una scelta: sono le norme in vigore che ci obbligano a ospitarli. Il Comune non ha spazi di manovra. Possiamo solo gestire un’emergenza “imposta”».
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