I ribelli: docenti ed esperti d’arte

Da Manzato, all’Arci alla Fondazione Mazzotti: «Vada altrove»

Il fronte contrario al ritorno di Goldin a Treviso contesta soprattutto l’utilizzo del museo di Santa Caterina. Lo ha fatto prima con una lettera aperta, a gennaio, firmata da 50 tra artisti, docenti ed esperti d’arte trevigiani, che il 24 gennaio hanno organizzato una visita guidata a Santa Caterina «per godere dei suoi capolavori» prima dell’avvio dei lavori, necessari per ospitare l’evento di Goldin , che occuperò tre sale dell’edificio. Il motto è stato: «Goldin sì, ma altrove», come, ad esempio, a Ca’ dei Carraresi. È quindi sorto un comitato, Santa Caterina Bene Comune, che ha trovato sponda nella stessa maggioranza consiliare con Daniela Zanussi (Pd), Domenico Zanata (Pd), Maristella Caldato (Pd), Said Chaibi (Sel) e Pretty Gorza (Sel), ma dallo loro c’è anche Gnocchi del gruppo misto.

Ma non c’erano solamente i politici: in calce alla lettera un gran numero di firme che, in buona sostanza, invitavano il sindaco Manildo a un ripensamento. Si leggevano, tra gli altri, i nomi di Gildo De Rosso (Arci), lo storico Lucio De Bortoli, Marco Tonon, presidente di Fondazione Mazzotti, i fotografi Marco Zanta e Luigi Baldin, Umberto Lorenzoni dell’Anpi, Paolo Ervas, storico dell’arte; e i docenti universitari e ricercatori come Augusto Gentili, Valentina Sapienza, Martina Minini, Francesco Bergamo, Tomaso Longo, Raffaello Padovan. Poi era stato il turno del professor Eugenio Manzato, già direttore dei Musei civici trevigiani, che aveva firmato l’appello di Museo Bene Comune, che contestava l’investimento della giunta di Ca’ Sugana per Santa Caterina.

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