Uno stanco Treviso calcio spegne 110 candeline: dagli anni d'oro ai fallimenti

TREVISO. Più Tantalo che Icaro. Sicuramente meno Fenice: il Treviso prova sempre a rinascere dalle proprie ceneri, ma per un motivo o per l’altro il supplizio continua, e non si può rimanere a sognare il sole. Oggi la società biancoceleste (scriviamolo, gloriosa) compie 110 anni.
La data di nascita ufficiale (se così si può dire, visti i tempi e i bombardamenti del ’44 che hanno cancellato parte dei documenti, le smentite sono dietro l’angolo) è il 18 gennaio 1909, anche se già un anno prima, al Caffè Fabio, il presidente onorario Antonio Morosini, aveva creato una “Società del calcio” che successivamente si fonderà con altre realtà e, prima delle stimmate ufficiali, il cavalier Angelo Verza esibirà la tessera sociale. Anni d’oro.
Affiliata alla Figc dal 1914, veleggiò a lungo in Promozione, giocando prima in piazza d’Armi a Santa Maria del Rovere, poi a San Lazzaro, all’Eden, fuori Porta Fra’ Giocondo, sul Terraglio e poi ancora a Santa Maria del Rovere. Il Tenni (sì, quello che vedete tutt’ora) viene inaugurato nell’ottobre del 1933 (e a lui intitolato nel ’63, prima era il Comunale del Littorio), con un’amichevole tra la nazionale italiana e il Treviso, vinta incredibilmente dai biancocelesti con una rete di Bruno Bozzolo: l’arbitro “prova” ad aiutare gli azzurri prolungando la gara di un quarto d’ora, ma la storia è scritta.
Mica che il Treviso spopoli, anzi: cambia denominazione, si barcamena in basse categorie. Sopravvive, prima della fiammata: all’inizio degli anni ’50 è in serie B, in panchina c’è un certo Nereo Rocco, avrà fortuna altrove...
Perchè il Treviso, di fortuna, ne ha davvero poca: per trent’anni naviga tra la C e la D, mentre c’è chi fissa i record (335 le presenze del portierone Gino De Biasi in campionato, 350 quelle totali di Silvano “Ciba” Colusso, in panchina esordisce Checco Guidolin) e la società rischia il collasso finanziario almeno un paio di volte. Fino al ’93, in Interregionale: il rischio di ripartire (forse) dall’Eccellenza è a un passo, ma Giovanni Carberlotto ne assume la presidenza, salva il Treviso e lo conduce verso la Serie B, morendo pochi mesi prima.
In panchina c’è il baffo di Campocroce, Bepi Pillon, che dopo tre promozione consecutive (il suo bomber è Pippo Fiorio, 63 centri), tornerà sul luogo del delitto nel 2004: Treviso ultimo in B con D’Astoli, Pillon ricompatta il gruppo e scopre il duo brasiliano Reginaldo-Barreto per arrivare ai playoff in B. Ci pensa poi la valigetta di Preziosi (figlio) e il crac del Torino a consegnare al Treviso la Serie A. Esordio a San Siro contro l’Inter: 3-0, e poteva andar peggio. Il presidente è Ettore Setten, che qualche anno dopo la retrocessione riprova la scalata alla A: buco da 30 milioni, con 200 creditori ancora in attesa. E un altro fallimento, cinque anni dopo, stavolta firmato Renzo Corvezzo, non l’ultimo di cinquanta presidenti.
Una storia che si è tinta anche di nero, quando un tifoso è morto allo stadio (Fabio Di Maio, stroncato da un infarto il 3 febbraio del 1998 fuori dal Monigo - il Tenni era in via di ristrutturazione - al termine di Treviso-Cagliari. A lui è intitolata la curva sud) e un calciatore è rimasto tragicamente coinvolto in un incidente stradale (Gionata Mingozzi, morto sulla Romea a Campagna Lupia il 15 luglio del 2008, mentre stava andando a fare le visite mediche prima del raduno in biancoceleste). Oppure l’onta di trovarsi il Tenni chiuso a chiave (28 gennaio 2017, Treviso-Favaro non fu disputata, il Comune non riconosceva più la gestione Nardin) e gli ululati razzisti, respinti al mittente da quelle facce dipinte di nero mostrare il 3 giugno 2001 in Treviso-Genoa, per solidarietà ad Akeem Omolade. Il problema, si sa, non è risolto.
Resta, negli uffici, una bacheca vuotissima: una Coppa Italia dilettanti (nel ’93, Imolese battuta ai rigori), la Supercoppa Italiana di Serie C del 2003 (sempre ai rigori contro l’Avellino al Partenio, tra i pali c’era l’attuale portiere del Montebelluna, Milan) e il Trofeo Veneto Promozione dell’anno scorso. Restano le 110 candeline. Sperando che non siano le ultime.
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