Treviso 2026-27: la Serie C si gioca a colpi di euro e giovani
Tra budget da 5 milioni, monte ingaggi da 2,5 e la regola dei minutaggi “under”, la società punta a stabilizzarsi tra i professionisti. La chiave? Saper trasformare talento e prestiti in risorse concrete

Il confine tra il dilettantismo e il professionismo è una linea sottile ma dai costi incandescenti.
Per il Treviso, affacciarsi alla stagione 2026-2027 significa entrare in un’equazione dove ogni variabile può determinare la sopravvivenza o il baratro.
L’obiettivo
L’obiettivo dichiarato in via Ugo Foscolo è quello di stabilizzarsi tra i professionisti. Per farlo, la società dovrebbe mettere a preventivo un budget complessivo di circa 5 milioni di euro, di cui almeno la metà — 2,5 milioni — destinata esclusivamente al monte ingaggi lordo di tutti i tesserati.
Una cifra che, nelle proiezioni dei vertici societari e nelle medie storiche della categoria, è un sorta di soglia di sicurezza per navigare in acque tranquille e ottenere la salvezza senza eccessivi affanni.
Serie C, terreno scivoloso?
Guardando allo specchio della scorsa stagione, però, emerge quanto la Serie C sia un terreno scivoloso per le neopromosse: investire non garantisce automaticamente il successo. Se il neopromosso Casarano, inserito nel girone C, svetta al 9° posto con un investimento sugli stipendi di oltre 3,3 milioni, altre realtà che sono salite un anno fa dalla Serie D faticano a tradurre le spese in punti e navigano nella parte destra della classifica.
Il Guidonia, pur vantando un monte ingaggi di 3,4 milioni, naviga solo al 12° posto, mentre il Livorno (2,5 milioni) occupa l’11° posizione. C’è chi compie miracoli con risorse limitate, come l’Ospitaletto (15° con soli 664mila euro di stipendi) o il Forlì (1,3 milioni), ma la norma è rappresentata dalle sofferenze di club come il Siracusa, ultimo in classifica nonostante 2,3 milioni spesi, o di Bra, Sambenedettese e Dolomiti Bellunesi, tutti impantanati nei bassifondi nonostante esborsi milionari. Il Treviso, però, potrebbe godere di un contesto ambientale favorevole.
Il girone A
Inserito nel girone A della Serie C, troverà un raggruppamento probabilmente più "soft" rispetto alle arene infuocate del centro e del sud. Tolto il Brescia, unica realtà con una piazza calda almeno pari a quella biancoceleste, la concorrenza dipenderà dalle retrocesse dalla Serie B: Spezia e Reggiana sono in bilico e potrebbero finire proprio nel girone nord, mentre resta l'incognita Padova, ancora in lotta per la salvezza. In questo scenario, la permanenza in categoria appare alla portata, ma la costruzione della rosa sarà un esercizio di precisione affidato al direttore sportivo Pierfrancesco Strano.
Il tesoro biancoceleste
Il tesoro biancoceleste risiede in uno zoccolo duro che la categoria la conosce già bene: elementi come Munaretto, Salvi, Martinelli, il veterano Gucher, Gianola, Serena, Brevi e Artioli formano un'ossatura d'esperienza.
Ma la vera partita strategica si giocherà sui giovani e sulla capacità di sfruttare (se possibile) il regolamento minutaggio. Per la nuova stagione, puntare sugli “under” non sarà solo una scelta tecnica, ma una necessità economica per attingere ai fondi della "Legge Melandri" (il 10% delle risorse della Serie A).
Per massimizzare i benefici, il Treviso dovrebbe garantire tra i 271 e i 450 minuti a partita a calciatori nati dal 2005 in poi (con un massimo di due nati nel 2004). Il regolamento premia l’audacia: un classe 2007 o 2008 ha un peso ponderato superiore (coefficiente 1,40) rispetto a un 2004.
Fondamentale sarà la gestione dei prestiti: se Strano otterrà valorizzazioni da Serie A e B superiori allo stipendio lordo, il Treviso trasformerà i giovani in una risorsa finanziaria. In panchina, infine, la stabilità ha il volto di Edoardo Gorini: nonostante l'interesse di altri club, il tecnico ha un altro anno di contratto e la volontà (al momento) è proseguire insieme.
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








