Razzismo? L’arbitro non ha sentito: quattro giornate a Santana

Il giudice sportivo si è espresso: 4 giornate di squalifica a Gabriel Renato Santana dello Sporting Caerano Crocetta e 150 euro di ammenda al Sanve Mille. È questo il “bollettino” di Sanve Mille-Sporting Caerano Crocetta 3-2 (C2) del 24 febbraio, passata alle cronache per il peggior motivo possibile. I soliti, beceri, insulti razzisti dagli spalti rivolti da tre soggetti (due ventenni tesserati con la Sanve, successivamente allontanati dalla stessa società e un uomo sulla sessantina) in direzione del giocatore della squadra ospite sfociati in un parapiglia dopo la gara.
La decisione è giustificata dal referto dell’arbitro: “Al termine della gara il giocatore, anziché andare verso il centrocampo verso il saluto finale, si recava oltre le barriere per cercare di aggredire un tifoso avversario, non riuscendo nell’intento per il tempestivo intervento dei compagni. Rientrati tutti nel terreno di gioco, lo stesso si recava nuovamente in tribuna venendo a contatto con il tifoso avversario e minacciandolo". Da qui la squalifica a Santana, ma nessun riferimento ad improperi razzisti.
La versione raccontata dallo stesso Gabriel Santana, però, è ben diversa.
Qual è stata la tua reazione dopo la decisione del giudice sportivo?
«Ci sono rimasto male, ovviamente. Il verbale che ha scritto l’arbitro non riporta quello che è realmente accaduto. È come se mi avessero messo nel mirino, perché non è andata così».
Cosa è successo?
«Dopo la partita non ho risposto all’appello per andare a capire chi mi avesse rivolto quegli insulti razzisti, non ho minacciato o picchiato nessuno. Mi sono avvicinato verso gli spalti e nessuno dei miei compagni mi ha trattenuto, ero calmo. Quando poi ho sentito il famoso “tornatene in gabbia” siamo andati tutti verso il responsabile, ma né io, né altri lo hanno toccato».
È riuscito a parlare con l’arbitro?
«Sì, mi ha detto subito dopo che aveva sentito l’offesa a sfondo razziale e che l'avrebbe riportata sul verbale. Oltre non averlo fatto mi ha descritto come un violento per qualcosa che non avevo combinato, questo è lesivo per me».
Come si muoverà con la sua società?
«Abbiamo fatto ricorso, che però è già stato posticipato al 7 marzo. Intanto perdo una partita, se la tireranno per le lunghe starò fuori 4 giornate e avrò finito il campionato».
Peggio la squalifica o gli insulti ricevuti?
«Si equivalgono, mi muoverò con mia madre per rintracciare i soggetti coinvolti, ma alla fine mi interessa anche giocare a calcio. Non ho fatto nulla per meritarmi una squalifica così lunga, è ingiusto, inaccettabile».
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