Mario batte il figlio Nicola Pavin, la dinasty infinita

»Nicola, no sta far massa punti, parché te dao». Chi c’era, dice che papà Mario abbia parlato così al figlio Nicola, durante Paese-Vicenza, domenica. verità o leggenda? Serie A di rugby. Mario è coach del Paese, Nicola è l’apertura di Vicenza, dove è approdato in una carriere tanto tanto promettente e nomade quanto sfortunata: da Treviso a Petrarca, da Rovigo a Calvisano a Mira. Con una prospettiva azzurra aperta da John Kirwan, quand’era una grande promessa, non solo per il calcio potente, purtroppo stroncata da ripetuti infortuni al ginocchio. Il derby è finito 16-14 per Paese, dopo una rimonta dei «canguri», dove ha giocato nel finale anche Andrea Pavin, fratello di Mario e zio di Nicola.
Mario, non è che babbo abbia condizionato il figlio, che nella ripresa ha sbagliato un calcio non difficile? «Se fosse così facile» ride Mario «state scherzando? Nicola non ha avuto nessun timore reverenziale. Anzi: aveva centrato due calci da metà campo, e anche la meta del Vicenza era nata da un suo bel break. No, la verità è che la mia squadra ha 20 minuti di autonomia in più, grazie al preparatore atletico Bergamo e alle dure partite 15 contro 15 in allenamento che impongo ai ragazzi in settimana. Il gruppo c’è, i giovani crescono perché il XV di partenza ha un’età di poco superiore ai 22 anni. I veterani entrano nel finale, quando c’è bisogno di esperienza, e possono farla con tutta la freschezza». Allora con il Vicenza è stata vittoria meritata, e senza influenze di famiglia: «Sicuro, i ragazzi hanno fatto una partita monstre, in mischia davano un quintale e mezzo ai vicentini, per non parlare delle touche. Sono stati super, e infatti il vicepresidente Boffo ha stretto le mani di tutti, alla fine. E mi dicono che era tempo che non lo faceva...». Fra le coraggiose scelte di coach Pavin (assistito da Davide Vendramin, flglio dell’indimenticato «Mel») l’invenzione di Fornarolo in seconda (era ala!), il lancio del moglianese Fiecchi apertura, e del baby piloni Berisa in prima linea. «E cresceremo ancora, da qui alla fine» conlcude ottimista l’allenatore.
Dal papà al figlio. Nicola, ma babbo ti ha influenzato, domenica? «Macchè, in settimana ci eravamo parlati, e ci eravamo detti che almeno alla fine un Pavin avrebbe fatto festa. Ma lui mi aveva detto di stare attento, perché vedeva i suoi ben preparati», spiega il 28enne regista, da poco padre di Elia, «Vicenza basa il suo gioco sul pack, molto forte, Ma non sempre funziona perché qualcuno ora prende contromisure. Sul + 6 abbiamo gestito male due mischie avanzanti nei loro 22, potevamo andare sul + 9. Certo Paese ha difeso molto bene». Dopo le giovanili a Treviso, sembravi destinato a grandi traguardi. Poi gli infortuni. RimpiantI? «Adesso me la sono messa via, in passato non è stato sempre facile. Quando Kirwan mi aveva contattato, la speranza di poter fare qualcosa c’era. Poi i quattro interventi al ginocchio. Oggi mi dico che la natura mi ha dato un gran piede, ma forse, come ad altri della nostra famiglia, poca testa». E c’è lo spazio per una risata.
Se poi parliamo di dinasty, i Pavin non temono confronti: papà Giampaolo è stato campione d’Italia nel ’56 con la Faema, hanno giocato i figli Mario (nazionale), Maurizio, Luca e Paolo, il nipote Mirco. Giocano tuttora il figlio Andrea, a Paese, e il nipote Marco, figlio di Paolo). Otto: sono già più di una squadra seven.
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