L’ex postina diventata regina dell’acqua

MASERADA. E pensare che tutto rischiò di finire, prima ancora di cominciare: «Non andava bene a scuola, l’insegnante d’italiano le consigliò di smettere. Così ragionai con un’altra professoressa, una tutor, che invece mi rassicurò: “Quando parla di nuoto, gli occhi s’illuminano”. Risultato? Cambiò scuola in terza media, da Maserada a Breda. E, di conseguenza, piscina: da Oderzo a Treviso. Un passaggio cruciale». La figlia Barbara Pozzobon ha trionfato domenica nella 57 km del Rio Coronda, impresa che significa salto di qualità e nuove prospettive azzurre. Mamma Ornella riavvolge il nastro degli affetti, tratteggia la carriera di una ragazza che non ha mai abdicato al suo sogno. Le parole tradiscono la soddisfazione di una madre che vede la figlia realizzarsi in quello per cui ha sempre lottato. «Ora è pure un po’ preoccupata per le tante attenzioni», spiega, «“Non sono mica la Pellegrini”, mi ha detto». E sul tam-tam del paese, chiave di volta dell’exploit, ci ha messo lo zampino Ornella, prendendosi qualche “richiamo”: «Avevo chiesto a Corrazzin, promotore della colletta, di trovare qualche sponsor. Poi ho visto l’appello su Facebook il 1° gennaio, mai avrei immaginato una simile mobilitazione. Il marito e Barbara m’hanno ripresa: “Cosa sei andata a dire?”. Però avevo fatto solo una battuta». Maserada ha sposato la causa e domenica si è fermata davanti allo streaming della tivù argentina. Tutti a tifare al bar “Da Tobe”: «Una gara sul filo dell’ansia, perché non la inquadravano mai. La sovraimpressione la dava prima, per me non voleva dire nulla. Quando si è saputo dei due ritiri, temevo ci fosse lei. Ho tirato un sospirone. Non m’aspettavo la vittoria, nella maniera più assoluta. Mio marito era più fiducioso, a me bastava vederla al traguardo». Anche se sei nuotatrice di fondo, non deve essere facile riferire in famiglia di un’imminente 57 km: «L’ho saputo dopo un po’... “Ma stai scherzando? Dove vai a farti male!”, le ho ribadito». Apprensiva come ogni mamma. E, in queste ore, i pensieri sono infiniti: «Siamo una famiglia di sportivi. Io sempre stata appassionata di nuoto, a Torino abitavo vicino a una piscina. Ho voluto che tutti e tre prendessero subito contatto con l’acqua. Barbara è stata l’unica a continuare. Alice ha virato sulla ginnastica, voleva diventare acrobata, ora fa la ragazza alla pari negli Stati Uniti. Tommaso, il più piccolo, ha scelto il rugby». La dote-chiave della primogenita è d’immediata comprensione: «Non molla mai, ha da sempre una grande determinazione. “Chi te lo fa fare?”, le ripetevo. Ma ha visto lungo e l’umiltà è stata decisiva. Forse per questo è nata la colletta». Tanti sacrifici, nulla di scontato: «Alle superiori, Scienze Sociali al Duca degli Abruzzi, si portava la pasta da casa. Finita la scuola, era subito in piscina. Preso il diploma, per tre mesi ha fatto la postina. Al Natatorium, s’è impegnata come istruttrice. Sapeva di doversi responsabilizzare». All’alimentazione pensa la madre, che lavora nel settore benessere: «A casa abbiamo orto e galline. È un po’ difficile con le verdure, ma ama la patata. Piatto preferito? Polenta». L'altro sogno è la moda: «La chiamiamo “stilista”, dà consigli al fratello. Il suo anti-stress è lo shopping».
Mattia Toffoletto
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