Il Pagnin retrocesso e quel NIbali che transita sul Grappa

Erano gli anni d’oro del ciclismo veneto. E Roberto Pagnin sognò di arrivare primo a Vittorio Veneto, lasciando una traccia indelebile sull’albo d’oro del Giro. Invece... Invece nel 1985 la volata...

Erano gli anni d’oro del ciclismo veneto. E Roberto Pagnin sognò di arrivare primo a Vittorio Veneto, lasciando una traccia indelebile sull’albo d’oro del Giro. Invece... Invece nel 1985 la volata (tra l’altro sotto la pioggia, una specie di uragano) in viale della Vittoria fu decisa dai giudici. Pagnin, retrocesso al secondo posto per aver deviato dalla linea di volata, protestò inutilmente: la vittoria fu data a Emanuele Bombini che sarebbe stato prima uno dei discussi portacolori della Gewiss dei finti miracoli, poi il primo direttore sportivo di “monsignor” Ivan Basso.

La prima volta del Giro a Vittorio Veneto (che da sempre simboleggia l’unità d’Italia dopo la guerra 1915-18) risale al 1937: la tappa era partita da Forlì e a vincerla fu Glauco Servadei, mentre Ginettaccio Bartali vestiva la maglia rosa.

È molto probabile che l’arrivo di Vittorio sia anche l’ultimo, di questo Giro, riservato ai velocisti prima della volatona attesa a Trieste.

L’ultima volta del Grappa, invece, risale a quattro anni fa: indimenticabile la fuga di Nibali (e la sua discesa a tomba aperta verso Casella d’Asolo), che a distanza di un paio di edizioni avrebbe vinto anche il Giro.

Il Grappa è anche sede d’arrivo di una classica per dilettanti vinta in passato da Bartali, Simoni e Cunego.

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