Azzurri senza i «leoni»

Zatta: «La scelta di Berbizier è comprensibile»
Come se Lippi prima dei Mondiali avesse lasciato a casa tutta la Juventus, o se Donadoni oggi non chiamasse nessuno dell’Inter o del Milan, o se Montali si dimenticasse di quelli della Sisley.


Dove non sono arrivati loro è riuscito Pierre Berbizier e probabilmente in uno sport di squadra è la prima volta che accade: il cittì della nazionale ovale non ha convocato nessun giocatore campione d’Italia, cioè del Benetton Treviso. Nel calcio sarebbe scoppiato un putiferio leggendario, altrove no: d’altra parte nel basket il Montepaschi, imbottito di stranieri, in Nazionale è rappresentato dal solo Ress, nemmeno scudettato in quanto ingaggiato di recente, nel rugby il fatto addirittura è passato sotto silenzio.


Ed anche a Treviso non ci si meraviglia più di tanto: sentite cosa dice chi del Benetton è il presidente, Amerino Zatta.
«Più che una sorpresa mi sembra una coincidenza, che valuto con molta serenità. Siamo realisti: senza offesa, chi avrebbero potuto convocare? Orlando, forse Sgarbi, che pure faceva parte del gruppo, Picone se pronto fisicamente. Altri non ne vedo. Credo che le scelte di Berbizier siano state ponderate e riflessive, non penso assolutamente che ci sia un disegno contro Treviso».


E dire che voi siete la squadra che più ha investito sugli italiani.
«Molti sono giovani, che ci hanno dato grandi soddisfazioni. Il Benetton mai come quest’anno ha dimostrato che a vincere è il gruppo, non le individualità. E questo, chiaro, ci gratifica non poco come club, meno sotto l’aspetto individuale, perché comunque avrebbe fatto piacere vedere qualche nostro ragazzo in azzurro, visto che qualche anno fa ce n’erano anche 12 o 13».


Questo accadeva prima che iniziasse l’esodo in massa all’estero.

«Non so esattamente quanti, ma in effetti oggi tra gli azzurri ce ne sono moltissimi che giocano in club stranieri, e fra questi tanti sono ex Benetton. La realtà è cambiata e credo meriti una riflessione: non è giusto che la Nazionale sia composta quasi esclusivamente da gente che gioca all’estero. E per impedire questo fenomeno, che è in crescita, bisogna far sì che i giocatori siano gratificati nel restare qui».


E come si fa, se in Francia o Inghilterra prendono anche il triplo?

«I soldi sono proporzionati al livello dello spettacolo che offre una certa competizione. E per aumentare il livello serve una partecipazione più allargata, il denaro da solo non basta a giustificare l’esodo: di aziende che investono nel rugby ce ne sono, è il Super Ten che non attrae, fatto solo di squadre italiane».


Quindi auspicate la Celtic League?

«Auspico squadre italiane in un circuito internazionale».


Il vantaggio è che senza nazionali Franco Smith farà il precampionato che aveva sempre sognato.
«Magra consolazione - conclude Zatta - E’ naturale che una società come la nostra avrebbe l’ambizione di vedere qualche suo elemento rappresentare l’Italia però, ripeto, domandiamoci perché ciò accade».

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