Zaia, un manifesto per il centrodestra nazionale
Con un articolo a sua firma pubblicato sul Foglio il presidente del Consiglio regionale del Veneto si candida a un ruolo politico per il Paese

Il manifesto di Luca Zaia. Al quale, chi lo sa, il ruolo di vertice del Consiglio regionale veneto forse inizia a stare stretto. E così, in un lungo intervento pubblicato da Il Foglio, si firma esponente della Lega, ex governatore del Veneto .
Il manifesto di Luca Zaia
È la sua definizione, a calce di un'intera pagina di giornale, nella quale l'ex governatore – appunto – mette in ordine lo "Zaia-pensiero", a partire da cinque punti cardine: Autonomia, politica estera, sicurezza e ordine pubblico, giovani, destra e libertà.
Li ha scelti lui, di fronte alla richiesta di individuare un ristretto gruppo di temi da sviscerare.
Per un intervento il cui titolo ha tutto il sapore della discesa in campo, a Roma, dell'ex amministratore, dal futuro nella politica: Appello per una svolta a destra .
Non aveva mai parlato così chiaro Luca Zaia, nella lunga esperienza amministrativa vissuta da queste parti. Mai, così apertamente, da uomo di centrodestra. Sceglie di farlo ora, sulla scia dell'intraprendenza di certi leghisti del Nord che lo hanno reclamato, persino con una raccolta firme, come loro rappresentante.
E lo fa adesso, pur nel ruolo – non citato – di presidente del Consiglio regionale. Un incarico che ha deciso di interpretare con una terzietà tale da indurlo a non votare alcun provvedimento legislativo.
La questione settentrionale
Eppure, adesso, Zaia si espone. Scrive di Autonomia, e non è una novità; perché, se esiste «una questione meridionale inaccettabile moralmente e intollerabile (...), esiste anche una questione settentrionale che non può più essere taciuta o, peggio ancora, liquidata come la secessione dei ricchi». E aggiunge: «Il centrodestra deve avere il coraggio di dirlo: o l'Autonomia la facciamo per scelta, oppure la dovremo fare per necessità».
È la formula a essere inedita; lo è la citazione del "centrodestra", che l'ex presidente aveva sempre nominato con parsimonia. E invece adesso l'amministratore, che si era sistematicamente tenuto all'esterno della politica, entra nel recinto. Pubblicando il suo manifesto, a partire dalle sue cinque priorità. E, se non candidandosi esplicitamente a un ruolo, lanciando comunque il sasso nello stagno. Per vedere l'effetto che fa.
Il futuro romano di Luca Zaia
Eppure, c'è chi il ruolo, a Zaia, glielo affibbia comunque. Esclusa la strada più improbabile che conduce a Ca' Farsetti – quella che congela cinque anni di futuro – le ipotesi in campo hanno tutte il respiro "medio" della primavera 2027, quando si celebreranno le nuove elezioni politiche.
E Zaia sarebbe intenzionato a candidarsi, ambendo poi a un ruolo di rilievo: si parla della presidenza di una Camera o di un ministero di peso, come l'Interno, gli Esteri o l'Agricoltura. Ma intanto, dopo la melina degli ultimi mesi, mette i ferri in acqua e si rivolge all'elettorato largo del Paese.
Il presente al Ferro-Fini
Ma non c'è soltanto il pensiero al futuro. Forse pure la consapevolezza del fatto che, nonostante i movimenti continui, nonostante gli interventi, i comunicati, le costanti partecipazioni pubbliche, il ruolo di vertice del Consiglio regionale non ha la stessa intensità d'illuminazione della presidenza.
E allora, passata la novità e la curiosità degli avvicendamenti, in riva al Canal Grande inizia tutto a normalizzarsi; con gradi di interesse, per le une o per le altre posizioni, che vengono dettati fondamentalmente dalla gerarchia.
Le priorità secondo Zaia
E allora Zaia, battitore libero, parla di tutto. Cita l'attacco statunitense in Venezuela, pur limitandosi a un sobrio «quanto sta avvenendo in Venezuela». Parla di politica estera e candida l'Italia a «superpotenza di diplomazia ed equilibrio, grazie anche all'ottimo lavoro di relazioni internazionali della presidente Meloni».
Poi, di sicurezza e di ordine pubblico, chiedendo di «inasprire le leggi e costruire nuove carceri».
Ancora, di giovani, condannando la demonizzazione della «mobilità giovanile»; ma proponendo, piuttosto, di indicare i modi per far tornare a casa i ragazzi: con «politiche per la casa, per il lavoro, per la formazione». Uno sguardo largo, che certamente suggerisce pure ambizioni larghe.
«Destra e libertà»
E, poi, il "capitolo" finale Zaia lo dedica proprio alla destra. Non al centrodestra, ma a «destra e libertà».
Dice: «la destra vincente è quella liberale», mentre «quella liberticida perde». È qui che si riconosce la politica dell' ultimo Zaia: quello la cui amministrazione ha mostrato i primi segni di cedimento con il fallimento del progetto di una legge regionale per il fine vita.
Eppure, deve comunque essere questa la strada da seguire, sostiene Zaia. «I temi etici, civili, del fine vita, delle unioni civili non possono essere tabù ideologici». Questo il percorso, perché, riallacciandosi al primo dipinto d'insieme, «siamo davanti a una stagione unica. Un governo stabile, uno standing internazionale rafforzato, indicatori economici migliorati in una congiuntura globale durissima».
Cosa fare, allora? Zaia parla del Sacro Romano Impero d'Occidente e dice che «non è crollato per mancanza di cultura o ricchezza», bensì «perché la rendita di posizione aveva offuscato la capacità di leggere il cambiamento».
Ecco cosa fare, allora. Zaia lo dice alla "sua" destra: «dimostrare di essere una forza di governo capace di leggere il presente per cantierare il futuro». Ecco il principio del suo.
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